Il Tirreno

Sale, acqua e fanghi «Serve gioco di squadra»

Sale, acqua e fanghi «Serve gioco di squadra»

Solvay: il direttore Papavero alla festa del Pd dà una stoccata agli enti locali Il futuro: soda ridotta a 650mila tonnellate annue. Scarichi? «Accordo da rivedere»

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ROSIGNANO. «Solvay è abituata a prendersi in mano il proprio destino. E lo farà, anche in questa fase critica». Nessuna smobilitazione, dopo l’allarme per le sodiere dell’Europa meridionale. Ma la convinzione che per uscire dal tunnel della crisi, occorrono “pianificazione” e “sacrifici”. Che significa: una sodiera che produrrà 650mila tonnellate annue (contro lo standard delle 900mila di questi anni) ma che dovrà abbattere i costi e risultare più efficiente per sopravvivere. Parola di Davide Papavero, capo dello stabilimento di Rosignano.

C’era grande curiosità attorno alla prima uscita ufficiale di un direttore della Solvay ad una festa di partito. Curiosità ed attenzione perchè il dibattito di venerdì in casa Pd (tra il pubblico lo staff Solvay al gran completo col direttore Italia Colatarci, oltre alla giunta comunale, esponenti politici vari, Md) verteva sui nodi dello sviluppo. Ed arrivava a meno di dieci giorni dalla partita ministeriale sul rinnovo dell’Aia, spartiacque cruciale per la multinazionale belga alle prese con la questione degli scarichi a mare e l’accordo di programma. Solvay, è noto, non sta nei parametri dell’intesa del 2003. La soglia delle 60mila tonnellate di fanghi in mare è lontana (siamo ancora a 100mila). E poi c’è la spada di Damocle dell’inchiesta della magistratura livornese. Di questo, tuttavia, non si è parlato, salvo l’accenno fatto dall’ingegner Papavero sulla convocazione al Ministero dell’azienda («Siamo noi che abbiamo chiesto l’incontro...»). Ma fuori dai microfoni c’è la conferma che la strategia del gruppo belga per Roma è quella di mettere in discussione l’accordo e di far valere normative europee che recepiscono Bat (migliori tecnologie possibili) più “consone” alle produzioni Solvay. Durante il dibattito moderato dal giornalista Francesco Gazzetti con l’assessore regionale allo Sviluppo Simoncini, il responsabile provinciale Filcem Cgil Musto e il sindacoi Franchi, il direttore Papavero non ha risparmiato alcune stoccate alla politica. Sulla crisi ha detto: «Non vedo ripresa da qui ad almeno 3 anni». Sul futuro ha sostenuto: «Dobbiamo poter pianificare con sicurezza e con fiducia perché i nodi, fondamentalmente, sono quattro: abbiamo problemi per le concessioni del sale, con i prelievi di acqua, con gli scarichi a mare e con i costi dell’energia». E ha avvertito: «Se vogliamo che ci sia un futuro per lo stabilimento di Rosignano deve esserci un gioco di squadra». Insomma, gli enti locali facciano la loro parte. «Possibile che un accordo di programma debba essere gestito da un ministero?», si è chiesto. Musto (Cgil) ha detto che il sindacato è pronto a raccogliere le sfide purché si “conoscano i piani industriali”. Simoncini ha ricordato l’opportunità “dei fondi strutturali anche in vista di un parco della chimica”. E Franchi ha convenuto sull’esigenza di un percorso concertato.

Quando dal pubblico è stato chiesto perchè Solvay consuma l’acqua del Cecina e riceve “gratis” il sale, Papavero ha risposto deciso: «La Regione dice che ci sono 40 milioni di mc d’acqua l’anno nel fiume. Solvay ne consuma 7. Ce ne sono ancora 33». E poi: «Sale gratis? Paghiamo 3 milioni l’anno per le concessioni». Insomma, Papavero ha fatto capire che Solvay vuole restare sul territorio. A patto, però, che anche altri lo vogliano.(a.r.)

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