Finanza
Imu, il Comune perde più di 5 milioni
La cancellazione dell’imposta sulla prima casa e l’incognita degli “immobili merce” salassano le casse dell’ente
ROSIGNANO. Via l'Imu sulla prima casa e il Comune di Rosignano perde 5 milioni di euro. Senza considerare l'incognita riguardante il mancato gettito degli immobili “merce” invenduti: nessuno sa quanti sono. Le novità introdotte mercoledì sera dal decreto del governo Letta avranno ricadute importanti anche sul territorio. Il testo licenziato dall'esecutivo (peraltro suscettibile di cambiamenti in fase di conversione) nel 2014 manda in soffitta la tanto vituperata imposta municipale unica (Imu) e cancella la neonata Tares, l'imposta sui rifiuti. Ma i cittadini non esultino troppo: dal prossimo gennaio entrerà in vigore una nuova imposta sui servizi comunali, la cosiddetta Service Tax, costituita dalla gestione dei rifiuti urbani e dai servizi indivisibili.
Percorso in tre tappe. Fino alla fine dell'anno, però, si dovrà continuare a fare i conti con la vecchia Imu. La definitiva abolizione giungerà al termine di un percorso in tre tappe: la prima prevede l'immediata cancellazione della prima rata (quella sospesa a giugno) per le prime case, i terreni agricoli, le abitazioni rurali e gli immobili invenduti. A ottobre, invece, arriverà il decreto che cancella la rata di dicembre, con un secondo decreto collegato alla legge di stabilità del 2014.
Quanto entrava in cassa. Ma cosa cambia per il Comune di Rosignano e per i suoi cittadini? Domande a cui anche l'assessore al bilancio Gennaro Tudisco sta provando a dare risposta. Bisognerà aspettare il testo della norma per avere un quadro più chiaro. «Lo scorso anno l'amministrazione ha incassato complessivamente 22 milioni di euro dall’Imu, di cui però solo 15,3 milioni sono rimasti nelle casse del Comune, mentre gli altri sono finiti a Roma. Di questi 15 milioni, 5 sono arrivati dalla tassa sulla prima casa mentre i restanti 10 dagli altri immobili. Per quest'anno, dopo le modifiche apportate in primavera dal governo, avevamo ipotizzato un gettito intorno ai 21,5 milioni di euro di cui, secondo le nostre stime, 6 milioni di euro sarebbero dovuti finire nel fondo di solidarietà per i Comuni». E la previsione si era rivelata azzeccata se è vero che con la prima rata di giugno (da cui era esclusa la prima casa per effetto della sospensione) il Comune ha incassato 8,5 milioni.
Il gettito mancato. Per quest’anno, dunque, il Comune perderà sicuramente i 5 milioni di euro della prima casa e qualche altro migliaio di euro (circa 500mila) dovuto all’esenzione degli immobili rurali per i quali l’aliquota stabilità era dello 0,1 per mille. Il vero interrogativo, però, riguarda i cosiddetti “immobili merce”, appartamenti destinati alla vendita ma poi rimasti vuoti. Fino ad oggi pagavano l’aliquota massima: 1,06 per mille. E a giungo i titolari hanno già versato la prima rata (che non verrà restituita). D’ora in poi non daranno alcun gettito. «Il decreto esclude dall’applicazione dell'Imu gli immobili invenduti e non locati – spiega Tudisco – Il problema è sapere quanti sono. Non esiste una catalogazione precisa per cui in mezzo potrebbe finirci di tutto. Inoltre bisognerà capire se sono esentati solo quelli realizzati direttamente dalle aziende costruttrici o tutti gli immobili invenduti, anche quelli poi acquisiti dalle immobiliari e rimasti comunque vuoti. Insomma, un bel problema: probabilmente ci dovremo affidare alle classificazioni che faranno gli imprenditori al momento del pagamento dell’imposta. Solo a posteriori si potranno fare dei controlli incrociati per verificare che non ci siano state irregolarità. E poi dovremo aspettare la nascita del nuovo catasto». Il rischio è che per aggirare l’imposta qualcuno faccia figurare come invenduti immobili che in realtà sono nella sua piena disponibilità.
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