Il Tirreno

«Non si fanno i porti con le coste basse»

di Matteo Baccellini
«Non si fanno i porti con le coste basse»

Il geologo di Italia Nostra Riccardo Caniparoli aveva previsto tutto due anni fa: «E Marina di Cecina è a rischio alluvioni»

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CECINA. L’erosione lui l’aveva prevista. Era tutto nero su bianco, in una sua relazione con tanto di osservazioni tecniche sui lavori al porto di Cecina datata 27 luglio 2011.

Lui, il geologo di Italia Nostra Riccardo Caniparoli, docente di Valutazione d’impatto ambientale (la famosa Via), con studi professionali a Napoli e Carrara, in un rapporto ben dettagliato aveva già anticipato i tempi. E previsto i 20 metri di erosione sul litorale alla destra della foce.

Iniziamo dalla fine. Cosa è emerso da quelle dieci pagine scritte due anni fa, professore.

«Una cosa semplice semplice. Questo porto non si doveva fare, c’è poco da girarci intorno - dice ancora oggi raggiunto al telefono, in vacanza Positano - se la costa è bassa è la natura a scrivere delle regole ben precise, non un geologo o un tecnico. E a Cecina era meglio non cominciare nemmeno i lavori».

Nella sua relazione si legge di sicuri impatti ambientali in seguito alla realizzazione del porto turistico. Assieme all’amplificazione del rischio idraulico a Marina di Cecina, parlava anche dell’aumento dell’erosione. Come faceva ed esserne così certo, Caniparoli?

«Il problema è che si sta continuando a costruire in modo sbagliato. Si creano dei porti, delle strutture rigide come dighe foranee su spiagge morbide, come quella di Marina di Cecina, dove la costa è bassa. E così sulla spiaggia si amplificano le onde, l’energia a quel punto non viene attutita dall’arenile stesso ma anzi l’onda va a sbattere contro la struttura rigida, rimbalza e carica di ulteriore energia altre onde».

E poi cosa accade di conseguenza?

«Sotto costa a quel punto c’è del materiale che ha troppa energia, troppo movimento per così dire. Si solleva più sabbia, che va verso il largo, troppo e finisce molto lontano dalla riva. E quella sabbia non riesce mai a tornare nel suo luogo originale, provocando la rottura dell’equilibrio».

Nel suo studio cita anche il fiume Cecina. E la sua foce a due passi dal porto.

«La modifica artificiale della foce ha favorito la formazione di un imponente barra di foce, che ha portatio alla deposizione dei sedimenti nello stesso letto del fiume, innalzandolo e trasformandolo in corso a “letto pensile”. Ciò significa che in pochi anni saranno rese del tutto insufficienti le opere di arginatura».

Ma il suo studio non era stato letto da qualcuno dei tecnici che ha progettato il porto di Marina di Cecina?

«Se è per questo non hanno letto forse anche gli studi compiuti ben prima, da altri studiosi colleghi nel 2000, negli Stati Uniti. Lì di fatto sono state vietate da decenni la costruzione di pennelli, scogliere o nuovi porti dove ci sono spiagge a coste basse».

E quindi per quale motivo, secondo lei, si è costruito lo stesso a Cecina, come a Carrara o altrove? Perchè è stato ignorato?

«Alla fine si sceglie quasi sempre di adattare gli studi alle esigenze del momento. Esigenze che quasi mai sono quelle di salvaguardia dell’ambiente. Chi ha orecchie per intendere intenda».

Cioè si privilegia interessi economici?

«Mi sembra così chiaro, bisogna costruire e si costruisce. Ma ripeto, le coste basse come quelle di Cecina e di Carrara non sono adatte per i porti turistici. Il porto va bene dove esiste un’insenatura naturale. Un esempio? È perfetto quello di La Spezia, le coste alte come quelle liguri riparano da brutti danni come quelli dell’erosione costiera. Anche a Livorno il porto ha già una sua logica».

Ci sono altri rischi nelle zone a coste basse, professore?

«Purtroppo sì. L’abitato di Marina corre più rischi di alluvione. In caso di inondazione, con un porto si allunga il percorso del fiume e si riducono le pendenze del letto. Per cui il materiale rischia di andare a depositarsi fuori foce. Anche questo è tutto nero su bianco».

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