Sicurezza
Un paese che ha smarrito l'identità
Ancora più divisa dalla ferrovia, la frazione di Rosignano Solvay non ha un centro e dimentica le sue piazze - Vai al sondaggio
Appassiona e divide, ma se non lo si riempie di contenuti quello del cambio del nome della frazione di Rosignano Solvay in Marina di Rosignano rischia di rimanere un semplice esercizio lessicale o, nella migliore delle ipotesi, un'operazione di "maquillage". A ben vedere, infatti, quella che gli albergatori presentano come una proposta (e come tale degna di essere discussa) è in realtà indice di un malessere. Loro stessi sostengono che non soggiace ad una volontà di smarcarsi da una presenza - la fabbrica Solvay - divenuta con gli anni ingombrante perché non più al centro del processo produttivo e dunque non più marcatore del dna sociale di una città. Ma che l'intento della loro proposta è quello - semplice e comprensibile - di ricostruire un'immagine più turistica della frazione.
Però non può non sfuggire che dietro a questa discussione - Marina o Solvay - si celi in verità il problema di un paese che ha smarrito la propria identità e che, nel nome del cosiddetto "sviluppo multipolare" (il tentativo di conciliare l'industria col turismo, in una parola la soda con gli ombrelloni) ha finito col rappresentarsi come un ibrido, una città senz’anima: ancora più spezzata in due dalla ferrovia ed in cui i vecchi simboli - le opere sociali della Solvay, dal teatro, alle scuole all'ospedale- sono stati cancellati da improbabili centrali di socializzazione (la Coop?) e dove le piazze si sono svuotate di contenuti (anche urbanistici).
La fabbrica Solvay fa parte della storia di questo paese. Le prime case si sono sviluppate attorno al corpo della sodiera, cuore dello stabilimento. Il cosiddetto Villaggio Solvay è cresciuto così, nei primi anni Venti, secondo i dettami architettonici ed urbanistici di Jules Brunfaut, con le ville dei dirigenti, le bifamiliari degli impiegati, le quadrifamiliari degli operai. E poi le scuole che portano ancora il nome del capostipite Ernesto, le strade, l’ospedale, il teatro, i Canottieri. Una città che, piaccia o no, aveva una sua razionalità progettuale. Ed un’identità. Con Solvay Grande Madre che dava sì, ma che in cambio prendeva fette di territorio e consumava ingenti risorse ambientali. I tempi in cui la fabbrica garantiva lavoro alla stragrande maggioranza dei rosignanesi, tuttavia, non ci sono più. Oggi fra dipendenti diretti ed indotto, Solvay dà occupazione a meno di un migliaio di persone. E all’orizzonte non si vede nulla di buono, col rischio anzi che questo numero possa ulteriormente assottigliarsi. Ma si può pensare che la vocazione futura di Rosignano Solvay sia esclusivamente turistica? Si potrà far finta che la fabbrica e le sue ciminiere, di colpo, non esistano più? Crediamo di no. E soprattutto non potrà bastare il cambio di un nome a ridare un cuore ad un paese che lo sta smarrendo.
Il turismo, certo. E’ un obiettivo, un settore da coltivare, su cui investire. Il porto di Crepatura quando fu realizzato doveva essere il volano del turismo di qualità. Oggi, sebbene abbia dato risposte alla nautica da diporto, rimane un corpo ancora estraneo alla città. Per fare turismo, poi, ci vogliono strutture all’altezza e Rosignano - a parte qualche eccezione - è latitante su questo aspetto. E’ da apprezzare certo lo sforzo di alcuni operatori (penso a quelli di Monte alla Rena, per esempio) che vogliono vivacizzare la loro piazza, o delle Pro Loco che ogni estate mettono su cartelloni di iniziative per ridare un sorriso ad angoli bui del paese. Ma ciò non può bastare. Servono progetti ed investimenti.
L’amministrazione comunale cosa può fare? Intanto evitare di fare errori grossolani, come quello del sottopasso di via Forlì. E soprattutto non abbandonare più le sue “piazze” in attesa che vada in porto la telenovela del Nuovo Centro e dell’H5. Ce n’è una, in particolare, oggi relegata ad essere solo e pressoché una rotatoria: piazza della Repubblica. Chissà cosa potrebbe diventare...
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google