La manifestazione
Hanno ucciso anche femmine e cuccioli
Strage di cinghiali nell’oasi Wwf di Bolgheri, abbattuti 12 capi. La banda sfuggita per un soffio agli uomini della forestale
CECINA. Stavolta non hanno risparmiato neanche le femmine che stavano allattando. Neanche i cuccioli. Una strage di cinghiali, dodici, in un luogo "sacro" per gli animali: l'oasi faunistica di Bolgheri gestita dal Wwf. Delinquenti e pure fortunati: soltanto per un pelo sono sfuggiti agli agenti della forestale che li stavano tenendo d'occhio da lontano. Uno della banda ha visto gli agenti muoversi, è scappato e ha avvertito gli altri via radio. Così anche gli altri sono fuggiti, approfittando dell'oscurità e di un fosso che ha pregiudicato l'inseguimento.
Unica consolazione quella di aver mandato a monte gli affari della banda, costretta a lasciare sul campo le prede. Alcuni animali erano stati già sgozzati e svuotati delle interiora, secondo un copione che va avanti ormai da anni. E' avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì all'interno dell'oasi, al confine con la fossa Camilla, in un campo di grano che sovrasta un podere. La mietitura c'era stata una decina di giorni fa, a terra c'era molto grano. Un pascolo ideale per i cinghiali. Che infatti, al calar della sera, sono usciti puntuali dalla macchia per andare a mangiare.
Ma nella macchia giovedì sera non c'erano solo loro. Da una parte c'era la banda dei bracconieri, composta dal cecchino (armato di carabina con silenziatore e puntatore laser), da tre aiutanti addetti al recupero e alla prima macellazione degli animali; e da un autista, incaricato di trasferire la carne nei magazzini del gruppo. Perché questa gente non è che va ad ammazzare cinghiali per il gusto di cacciare dove e quando è proibito. No, questi ci guadagnano.
La banda è arrivata intorno alle 22. La forestale era già lì, con una squadra formata dalle stazioni di Cecina e Rosignano. Tutti dotati di visori notturni, sia i bracconieri che gli agenti. Il cecchino si è appostato e si è messo subito a sparare. Man mano che li abbatteva, i capi venivano ammucchiati dagli aiutanti in mezzo al campo.
Uno dei tre aiutanti, il "macellaio", a un certo punto ha cominciato il suo lavoro: via le teste, via le interiora. Tutto gettato più in là, per terra, senza un briciolo di rispetto né di cuore. Come fanno da anni in mezza Toscana: tempo fa scorrazzavano in particolare nella macchia della Magona, ma poi quella zona è diventata per loro troppo rischiosa. E soprattutto hanno smesso di trebbiare. Così loro hanno seguito le piccole mandrie, spostandosi nell'oasi.
Giovedì sera hanno sparato per un'ora e mezzo, abbattendone dodici di cinghiali. Finché la forestale non ha deciso di entrare in azione. Ma nel momento in cui un gruppo di agenti si è mosso è stato visto dall'autista, il quinto, che si era nascosto dietro un albero. L'uomo ha avvisato via radio gli altri e ognuno di essi ha preso una direzione diversa. Tra la forestale e i bracconieri ci saranno stati meno di duecento metri ma anche un fossato che ha complicato le cose. Alla fine sono state recuperate solo le carcasse degli animali, messe sotto sequestro e poi donate in beneficenza alle associazioni di volontariato.
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