Il Tirreno

Hanno ucciso anche femmine e cuccioli

di Alessandro De Gregorio
Hanno ucciso anche femmine e cuccioli

Strage di cinghiali nell’oasi Wwf di Bolgheri, abbattuti 12 capi. La banda sfuggita per un soffio agli uomini della forestale

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CECINA. Stavolta non hanno risparmiato neanche le femmine che stavano allattando. Neanche i cuccioli. Una strage di cinghiali, dodici, in un luogo "sacro" per gli animali: l'oasi faunistica di Bolgheri gestita dal Wwf. Delinquenti e pure fortunati: soltanto per un pelo sono sfuggiti agli agenti della forestale che li stavano tenendo d'occhio da lontano. Uno della banda ha visto gli agenti muoversi, è scappato e ha avvertito gli altri via radio. Così anche gli altri sono fuggiti, approfittando dell'oscurità e di un fosso che ha pregiudicato l'inseguimento.

Unica consolazione quella di aver mandato a monte gli affari della banda, costretta a lasciare sul campo le prede. Alcuni animali erano stati già sgozzati e svuotati delle interiora, secondo un copione che va avanti ormai da anni. E' avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì all'interno dell'oasi, al confine con la fossa Camilla, in un campo di grano che sovrasta un podere. La mietitura c'era stata una decina di giorni fa, a terra c'era molto grano. Un pascolo ideale per i cinghiali. Che infatti, al calar della sera, sono usciti puntuali dalla macchia per andare a mangiare.

Ma nella macchia giovedì sera non c'erano solo loro. Da una parte c'era la banda dei bracconieri, composta dal cecchino (armato di carabina con silenziatore e puntatore laser), da tre aiutanti addetti al recupero e alla prima macellazione degli animali; e da un autista, incaricato di trasferire la carne nei magazzini del gruppo. Perché questa gente non è che va ad ammazzare cinghiali per il gusto di cacciare dove e quando è proibito. No, questi ci guadagnano.

La banda è arrivata intorno alle 22. La forestale era già lì, con una squadra formata dalle stazioni di Cecina e Rosignano. Tutti dotati di visori notturni, sia i bracconieri che gli agenti. Il cecchino si è appostato e si è messo subito a sparare. Man mano che li abbatteva, i capi venivano ammucchiati dagli aiutanti in mezzo al campo.

Uno dei tre aiutanti, il "macellaio", a un certo punto ha cominciato il suo lavoro: via le teste, via le interiora. Tutto gettato più in là, per terra, senza un briciolo di rispetto né di cuore. Come fanno da anni in mezza Toscana: tempo fa scorrazzavano in particolare nella macchia della Magona, ma poi quella zona è diventata per loro troppo rischiosa. E soprattutto hanno smesso di trebbiare. Così loro hanno seguito le piccole mandrie, spostandosi nell'oasi.

Giovedì sera hanno sparato per un'ora e mezzo, abbattendone dodici di cinghiali. Finché la forestale non ha deciso di entrare in azione. Ma nel momento in cui un gruppo di agenti si è mosso è stato visto dall'autista, il quinto, che si era nascosto dietro un albero. L'uomo ha avvisato via radio gli altri e ognuno di essi ha preso una direzione diversa. Tra la forestale e i bracconieri ci saranno stati meno di duecento metri ma anche un fossato che ha complicato le cose. Alla fine sono state recuperate solo le carcasse degli animali, messe sotto sequestro e poi donate in beneficenza alle associazioni di volontariato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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