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La guardia costiera alle prese con gli ombrelloni selvaggi

La guardia costiera alle prese con gli ombrelloni selvaggi

L’estate entra nel vivo, ma la caccia all’ombrellone selvaggio è appena iniziata. A sollevare il problema è stata la Sinistra per Castagneto

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CECINA. L’estate entra nel vivo, ma la caccia all’ombrellone selvaggio è appena iniziata. A sollevare il problema è stata la Sinistra per Castagneto, che con un’interrogazione di pochi giorni fa ha chiesto se le spiagge pubbliche siano ormai dominio delle stesse persone. E lo stesso succede a Marina di Cecina, dove la guardia costiera è intervenuta per i primi sequestri accanto ai Bisori. A monte, c’è l’ordinanza del Comune di Cecina in cui si vieta di lasciare sull’arenile gli attrezzi dalle 19.30 alle 8.30 della mattina successiva. Già, perché il vizio di molti bagnanti è trasformare un fazzoletto in “proprietà privata” a tempo indeterminato. Antonino Giannetto, comandante della guardia costiera, spiega che l’intervento c’è stato perché i villeggianti hanno trasgredito la legge. Per capire meglio, è sufficiente il raffronto con il 2012, quando gli ombrelloni chiusi sotto chiave a Bibbona furono ben 25. Basta per capire che le abitudini sono dure a morire. Il documento firmato dal sindaco Stefano Benedetti riguardante il nostro tratto di costa, toglie i dubbi. «Del resto – spiega il comandante – c’è chi in passato è venuto in spiaggia alle sei del mattino per lasciare la sua roba e poi tornare più tardi». Ora non può più farlo. Altri casi. Ieri, alcuni turisti si sono presentati al gestore di uno stabilimento balneare cercando un ombrello con regista e lettino. Siccome non c’erano posti, hanno chiesto di piantare tutto sul bagnasciuga. Niente, non si può, perché i primi cinque metri devono rimanere liberi per il passaggio. Oppure per i mezzi di soccorso come il pattino o di noleggio come le canoe e i pedalò. Informazioni utili a chi, anche in buona fede, pensa di arrivare al mare e piazzarsi a un passo dalle onde. Ci sono regole da rispettare e chi viene in vacanza deve informarsi prima di rischiare per niente. Giannetto conferma poi che le pattuglie non agiscono solo in mare. I controlli si svolgono pure a terra nel tratto tra il fosso Mozzo (a pochi metri dai bagni Verde riviera della Mazzanta) e la fossa Camilla (il confine a sud): in totale, 22 chilometri di percorso, in cui gli uomini in divisa bianca verificano che le procedure vengano applicate in modo corretto. Un lavoro continuo, che occuperà la guardia costiera per l’intera estate e che per ora non ha procurato grane. Una curiosità: oltre alle verifiche in acqua, quindi alle imbarcazioni e ai relativi documenti di proprietà, il comandante e i suoi collaboratori devono preoccuparsi anche… delle biciclette legate agli ombrelloni. I furti sono all’ordine del giorno e non solo, i ragazzi si sono organizzati legandole con catene e chiudendole con grossi lucchetti per non farsele rubare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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