Finanza
Amianto, le cause salgono a quota 100
L’assemblea dell’Ona: «Decine di esposti per i danni subiti dai lavoratori. Attendiamo l’esito del processo De Gaudenzi»
ROSIGNANO. Sono cento. Un esercito addolorato che ha deciso di continuare la battaglia per la salute e la giustizia dentro le aule di tribunale. Parliamo delle famiglie della Bassa Val di Cecina che hanno sporto denuncia penale per i danni e le malattie correlate all’esposizione all’amianto. Esposizione che spesso è avvenuta nei luoghi di lavoro. Nel mirino sono finite diverse aziende: dalla Solvay all’autorità portuale. A fare il punto sulla situazione l’assemblea dell’Ona (Osservatorio nazionale amianto) che si è tenuta ieri presso il Centro Rodari di Rosignano. Presenti l'avvocato Ezio Bonanni, presidente nazionale Ona, il medico del lavoro Paolo Pitotto e numerosi cittadini accorsi per confrontarsi e informarsi sulle attività future che l’associazione sta portando avanti. Bonanni spiega che nel mese di settembre Ona incrementerà le iniziative, con azioni civili collettive, sit-in davanti alla Procura di Livorno, raccolta di firme. L’obiettivo è porre al centro dell’attenzione il diritto fondamentale del cittadino alla salute.
L'Ona, inoltre, rileva che il problema dell'amianto a Rosignano si interseca con quello delle sostanze presenti nel mare: mercurio, arsenico e altri agenti patogeni possono sommarsi tra di loro, incrementando il rischio cancerogeno. L'avvocato Bonanni focalizza il suo intervento sulla necessità della chiave preventiva della legge: «Bisogna intervenire prima, prevenire anche sull'educazione, entrare nelle scuole», ha spiegato alla platea. Talvolta, infatti, i problemi sono stati sottovalutati. E, a suo giudizio, il caso della scuola materna di Nibbiaia, dove il fatto che le quantità di amianto fossero minime e mischiate al terreno, ha indotto i più a ritenere che il rischio fosse trascurabile. «Questa concezione è sbagliata – ha spiegato Bonanni – È sufficiente un leggero urto perché l'amianto rilasci polveri e fibre cancerogene; in più si deve considerare che i soggetti ipersensibili possono avere conseguenze anche con un’esposizione minima».
Si è poi tornati a parlare della battaglia portata avanti in tribunale. «Ci sono decine di famiglie coinvolte – spiega ancora l’avvocato – per casi di mesoteliomi, tumori polmonari, asbestosi, placche pleuriche, ispessimenti pleurici. In totale, si contano un centinaio di pratiche, molte ancora in fase di istruttoria. Chi è sopravvissuto ha fatto la denuncia di persona, negli altri casi l'esposto è stato presentato dai familiari».
Per sapere se la battaglia legale avrà qualche possibilità di successo si attende l’esito del processo di primo grado a carico di Piero De Gaudenzi, l’ex direttore Solvay, chiamato a rispondere della morte di Romano Posarelli, ex dipendente della multinazionale ucciso nel 2010 da un tumore polmonare provocato dall’amianto. «Il 17 settembre ci sarà una nuova udienza – spiega Bonanni – La sentenza è attesa entro fine anno».
All’assemblea dell’Ona era presente anche il medico del lavoro Paolo Pitotto: «Servono accurati rapporti epidemiologici sugli ambienti di vita e di lavoro, che tengano conto degli ipersensibili e del fatto che ci sono diversi tipi di amianto e di esposizione – ha spiegato – In questo senso non esiste una "soglia minima" al di sotto della quali si è immuni da rischi». Il dottore è disponibile per informazioni e servizi di consulenza di medicina del lavoro al numero 337 200888.
Silvia Trovato
Gianni Parrini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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