Il Tirreno

Acqua, è ancora braccio di ferro tra la Solvay e Montescudaio

di Rino Bucci
Acqua, è ancora braccio di ferro tra la Solvay e Montescudaio

Presentate nuove memorie in tribunale, la sentenza rinviata alla primavera del 2014 Pellegrini: «Coinvolgerò anche gli altri sindaci della Bassa Val di Cecina, ne vedremo delle belle»

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MONTESCUDAIO. Il braccio di ferro continua. Mercoledì scorso avrebbe dovuto essere il giorno della sentenza sul ricorso presentato da Solvay contro il Comune di Montescudaio.

Davanti ai giudici del tribunale superiore delle acque a Roma, i legali delle parti hanno presentato nuove memorie e documenti a integrazione. Alla fine la sentenza è stata rinviata; servirà altro tempo per valutare tutti gli atti esibiti dai legali dell’amministrazione e dell’industria. Si parla della primavera 2014.

La diatriba. La multinazionale belga ha ricorso contro l’ordinanza del Comune di Montescudaio che nel gennaio 2012 aveva vietato il prelievo di acqua dai laghetti di Casagiustri. L’emungimento si lega al famoso progetto Idro-s «consistente nel riutilizzo delle ex cave di argilla esistenti nel comune di Montescudaio in località Casagiustri come bacini da sfruttare nei mesi estivi per lo stoccaggio di acqua del fiume Cecina».

Un utilizzo fermato con l’atto del sindaco Aurelio Pellegrini che, ancora in vigore, sancisce la fine dei prelievi con i cavi chiamati A1 e A2.

Le memorie. Mercoledì, i legali del Comune (studio Chiti di Firenze) hanno presentato sei pagine di memorie difensive. Sulla dichiarazione dell’industria che la permeabilizzazione dei cavi A1 e A2 avveniva nell’ambito del progetto Idro-s, i legali del Comune sostengono che «non sussiste alcuna necessità di procedere all’emungimento dell’acqua dai cavi A1 e A2 per la loro permeabilizzazione nell’ambito del progetto in questione, perché detto progetto non è mai stato approvato dagli enti competenti i quali, ciascuno per quanto di competenza, hanno emanato atti propedeutici con i quali sono stati indicate le condizioni per la successiva approvazione del progetto. Né tanto meno a oggi sussistono i presupposti per l’approvazione dello stesso».

Inoltre, gli avvocati sostengono che, da regolamento urbanistico, ogni intervento avrebbe dovuto essere vidimato dall’Autorità di bacino Costa Toscana.

«È, quindi, del tutto evidente che il prelievo idrico cui ambisce la Solvay con i cavi A1 e A2 è in verità finalizzato ai propri fini di uso industriale», continuano le memorie.

Infine, «si ribadisce in questa sede che, al momento dell’adozione del provvedimento inibitorio, la Solvay non era titolare di una valida autorizzazione all’emungimento, e tuttora l’autorizzazione difetta».

Concessione o autorizzazione? I legali della Solvay (studio Grassi) hanno invece integrato la documentazione già presentata con il Regolamento che disciplina i procedimenti di concessione di acqua pubblica (approvato nel maggio 2008) della Provincia di Pisa.

Proprio sul caso dell’autorizzazione, all’articolo 23 si sancisce che le concessioni «possono essere rinnovate alla loro scadenza purché la domanda sia presentata entro sei mesi dalla scadenza, persistano i fini della derivazione e non ostino superiori ragioni di pubblico interesse».

È escluso il tacito rinnovo. La multinazionale mette l’accento sulla distinzione che passa tra una concessione (prevista dal regolamento) e un’autorizzazione al prelievo d’acqua.

Distinzione che, secondo i legali di Montescudaio, non regge.

Nuove memorie. Per la sentenza si dovrà aspettare il 2014, ma non è finita. Il sindaco Aurelio Pellegrini promette nuove memorie.

«Se la nostra linea difensiva può avere un piccolo difetto - dice Pellegrini - questo è che stiamo portando avanti una battaglia da soli, mentre il problema riguarda tutta la Bassa val di Cecina. Per questo motivo ho intenzione di incontrarmi con gli altri sindaci per sottoscrivere un documento congiunto da allegare alle memorie difensive. Ne vedremo delle belle».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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