Morte in fornace, condanna a un anno per l’imprenditrice
Flora Nencini, cecinese, è stata giudicata colpevole di omicidio colposo. Prosciolto Luciano Serretti
CECINA. Due condanne per la morte di Massimo Guidarini, l’operaio grossetano 44enne trovato senza vita nella notte tra l'8 e il 9 aprile 2007 nella fornace San Martino. Il giudice Giovanni Puliatti ha riconosciuto colpevoli Flora Nencini, di Cecina (proprietaria con la famiglia, tra l’altro, della fornace di Palazzi), legale rappresentante della ditta Sanlorenzo (1 anno), e Luigino Nalesso, di Grosseto, tecnico esterno della sicurezza e della prevenzione infortuni (6 mesi). Entrambi erano imputati per omicidio colposo, nelle rispettive qualità e per i rispettivi compiti (pena sospesa a entrambi, non menzione per Nalesso). Il sostituto procuratore Salvatore Ferraro aveva chiesto condanne a 2 anni anche per il terzo imputato, Luciano Serretti, direttore dello stabilimento (come di quello di Palazzi, i cui impianti al momento sono fermi), anche lui cecinese, ma il giudice lo ha prosciolto per non aver commesso il fatto. Nencini e Nalesso sono stati condannati anche a risarcire le parti civili in separata sede, riconoscendo intanto 30mila euro di provvisionale a ciascuno dei quattro familiari costituiti, più le spese (16mila in totale).
I fatti risalgono alla notte tra Pasqua e Pasquetta del 2007. Massimo Guidarini, operaio esperto, faceva il turno notturno da solo all'interno della fabbrica. Il suo compito era quello di sorvegliare il ciclo continuo della cottura dei mattoni, il via vai dei carrelli automatici che trasportano il materiale "crudo" nel forno di cottura. Guidarini si infilò nel "preforno", la stanza che precede il forno vero e proprio, e lì uno dei carelli rimasti in movimento lo travolse.
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