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Congiungimenti onerosi, la normativa è più elastica

CECINA. L’avevano chiamata la “beffa dei pensionati”. In pratica, i lavoratori che nel corso degli anni avevano versato i contributi in gestioni diverse perché avevano svolto più di un impiego...

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CECINA. L’avevano chiamata la “beffa dei pensionati”. In pratica, i lavoratori che nel corso degli anni avevano versato i contributi in gestioni diverse perché avevano svolto più di un impiego potevano andare in pensione solo pagando una somma assai onerosa (più o meno il corrispettivo di quanto già versato) per farsi “ricongiungere” le somme in un’unica gestione.

Nel dicembre 2012, però, il governo, ha provveduto a correggere questa paradossale stortura: «È stata introdotta una modalità di "cumulo" – spiega Bavone – Consente di avere un'unica pensione sulla base dei periodi assicurativi posseduti presso più gestioni, secondo le regole di calcolo previste da ciascun ordinamento e sulla base delle rispettive retribuzioni di riferimento. Invece, per quanto riguarda il ricongiungimento – prosegue Bavone – tutti quei lavoratori che hanno un trascorso sotto Inpdap e poi sono passati a Inps, potranno trasferire la posizione senza oneri a patto che abbiano presentato domanda prima dell’entrata in vigore della legge del 2010».

Una piccola rivincita per i dipendenti pubblici che, però, hanno subito un nuovo smacco con l’abolizione della “causa di servizio”: «Finora avevano la possibilità di chiedere il riconoscimento di un danno provocato da un infortunio o da un malattia professionale – spiega Bavone – Ottenevano un indennizzo che andava a sommarsi a quello dell’Inail». Forse troppo. Ma con la legge 214 il governo ha abrogato la causa di servizio lasciando del tutto scoperti alcuni soggetti: «L’esempio è quello degli insegnanti di italiano colpiti da afasia – spiega Bavone – Si tratta di lavorazioni non coperte da Inail e per le quali non vi è alcuna tutela». (g.p.)

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