Il Tirreno

Spiagge bianche, il giallo del divieto di balneazione

di Alessandro De Gregorio
Spiagge bianche, il giallo del divieto di balneazione

Il procuratore capo De Leo: «Il sindaco ha proibito i bagni per 400 metri complessivi». Franchi: «Non ne so niente». Il nuovo provvedimento, nota della Procura alla mano, prevede «l'apposizione di adeguata cartellonistica e recinzione di delimitazione della zona interdetta alla balneazione per spesa pari a 20mila euro circa»

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ROSIGNANO. In conferenza stampa i magistrati e i finanzieri sono stati chiari. Lo avevano messo per iscritto, nero su bianco, nel comunicato stampa consegnato giovedì ai cronisti. Poi lo hanno ribadito a voce rispondendo alle nostre domande: «Alle Spiagge bianche di Vada il divieto di balneazione è stato esteso ulteriormente, da cento a duecento metri a nord e sud dal punto in cui il fosso bianco sfocia in mare. Quattrocento metri complessivi. Vi ha provveduto proprio in questi giorni il sindaco di Rosignano». Così il procuratore capo Francesco De Leo, ma anche il sostituto Giuseppe Rizzo e il colonnello della guardia di finanza Italo Spalvieri.

La notizia, quindi, ha cominciato a girare sul web, è stata rilanciata dall’Ansa, ha suscitato le prime reazioni, i primi commenti. Peccato che non fosse vera. Alessandro Franchi nel pomeriggio cade dalle nuvole, dice di non aver esteso alcun divieto, almeno non di recente. Nasconde a fatica l’imbarazzo: «Forse c’è stato un malinteso». Quando gli mostriamo la nota stampa, l’imbarazzo del sindaco aumenta: «Chiederò in Procura, ma al momento preferirei non aggiungere altro».

Il divieto di balneazione intorno al fosso bianco era di cinquanta metri (sempre a nord e sud dal punto di scarico in mare) fino all’anno scorso. Su richiesta della Procura, Franchi poi lo estese fino a cento metri. I cartelli in effetti sono ancora lì, a cento metri, nessuno li ha spostati e nuove ordinanze non sono state emesse. In ogni caso i bagnanti, gli appassionati duri e puri delle spiagge finto caraibiche, non si fermano davanti a quei cartelli e con ogni probabilità non si fermerebbero neanche se qualcuno li spostasse di altri cento o duecento o trecento metri.

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(Video del 18 giugno 2013)

Anche se nella nota stampa la Procura prevede «l'apposizione di adeguata cartellonistica e recinzione di delimitazione della zona interdetta alla balneazione per spesa pari a 20mila euro circa». Vedremo cosa succederà. I magistrati ieri hanno espresso apprezzamento per la collaborazione sia della Solvay che del sindaco Franchi. Del resto lo stesso Franchi anche di recente aveva detto al Tirreno che il divieto lo avrebbe esteso solo in presenza di dati certi, mentre le analisi Arpat avevano sempre escluso il rischio di inquinamento. Ieri il procuratore capo ha detto che «l’inquinamento è stato accertato fino al 2011» ed è cessato dopo una serie di interventi imposti dai consulenti e dai finanzieri alla Solvay.

 

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