Il Tirreno

Trasparenza, legge già in vigore ma web e burocrazia la ignorano

di Gianni Parrini
Trasparenza, legge già in vigore ma web e burocrazia la ignorano

Il sito istituzionale, in regola coi requisiti ministeriali, non è stato aggiornato: troppi dati mancanti E agli impiegati nessuno ha comunicato le novità di fine aprile. Ora i dirigenti rischiano sanzioni

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ROSIGNANO. L'amministrazione comunale è trasparente? Non sempre. Basterebbe che qualcuno sapesse chi è il responsabile della pubblicazione dei documenti sul sito. Ma è proprio questa informazione che sfugge ai più, all'interno dell'ufficio protocollo del Comune di Rosignano, dove nessuno conosce la nuova normativa sulla trasparenza, entrata in vigore lo scorso 20 aprile (dlgs 33/2013). «Francamente non sappiamo niente - dicono i dipendenti - Qualcosa ci era arrivato all'orecchio a giugno ma poi più nulla». Eppure le novità introdotte non sono poca cosa: tale norma, infatti, consente a ogni cittadino di richiedere le informazioni che la pubblica amministrazione è obbligata a pubblicare sul proprio sito ma che al momento non vi si trovano. E contestualmente alla richiesta, per dirigenti e politici colpevoli di "scarsa trasparenza" scattano sanzioni e decurtazioni di stipendio.

La rivincita del cittadino. Si chiama "accesso civico" e a differenza del diritto di accesso tradizionale prevede che la domanda possa essere avanzata da chiunque, in maniera gratuita e soprattutto senza alcuna motivazione (non è più necessario un interesse di tipo giuridico). La richiesta va indirizzata direttamente al responsabile della trasparenza (ogni Comune deve individuarne uno), il quale entro 30 giorni pubblica i documenti sul sito e li trasmette al richiedente. Ma non finisce qui: il responsabile della trasparenza ha anche il dovere di segnalare all'ufficio sanzioni disciplinari politici e dirigenti inadempienti rispetto agli obblighi di pubblicazione rilevati dalla richiesta del cittadino. Scattano così le sanzioni che variano dal procedimento disciplinare alla multa da 500 a 10mila euro, passando per la decurtazione delle retribuzioni accessorie dei dirigenti. Insomma, se la norma sulla trasparenza non è rispettata il cittadino può far punire i responsabili.

Quello che non c'è. Sembrerebbe un bello spauracchio per stimolare le amministrazioni a rispettare i doveri di trasparenza. Ma al Comune di Rosignano nessuno si è accorto della novità. In verità, sul sito dell'ente, che fino a poco tempo fa era in piena regola con i requisiti richiesti dal ministero, ora compare una sezione "Amministrazione trasparente": all'interno si spiega che lo spazio è in fase di aggiornamento. Ma a due mesi e mezzo dall'entrata in vigore della norma sono ancora molte le informazioni mancanti. L'elenco è lungo: dati relativi ai canoni di locazione percepiti dal Comune per gli immobili di proprietà, controlli sull'amministrazione, situazioni patrimoniali di politici e parenti entro il secondo grado, ecc.

Primo piano, stanza 21. Nei giorni scorsi abbiamo provato a sperimentare l'"accesso civico", curiosi di vedere se entro un mese avremo risposta e soprattutto se si metteranno in moto i meccanismi sanzionatori per i responsabili della mancata pubblicazione dei documenti. «Buongiorno, mi chiamo Gianni Parrini e vorrei far domanda per avere alcuni atti non disponibili online». Un dipendente dell'ufficio protocollo, primo piano della sede di via dei Lavoratori, ci porge immediatamente un modulo: «Elenchi gli atti che desidera così protocolliamo la domanda e le facciamo sapere», spiega gentilmente. Ma dopo la prima occhiata allo stampato sorge un problema: il modulo "Richiesta di accesso ai documenti amministrativi", infatti, è relativo alla legge 241 del 1990 e pertanto prevede che la domanda sia motivata da un interesse di tutela giuridica e soprattutto non cita mai il responsabile della trasparenza. Così, mossi da scrupolo, facciamo notare le incongruenze: «Scusate, ma questo è un modulo vecchio - spieghiamo - In base alla legge in vigore da aprile la domanda andrebbe inoltrata al responsabile della trasparenza: sapreste dirmi chi è?». Preso alla sprovvista, il dipendente cerca aiuto nei colleghi e ripete la domanda ad alta voce: «Chi è il responsabile della trasparenza?». Seguono, nell'ordine, tre secondi di silenzio, conciliaboli furtivi, sguardi spaesati che si incrociano in cerca di risposte. Un po’ come ai tempi delle interrogazioni a scuola. Non ricevendo sostegno, il nostro uomo prova a ribaltare la situazione a suo favore: «Trasparenza? Ma rispetto a cosa?».

Il mistero. Un'altra dipendente, infastidita da tanta pedanteria, taglia corto: «Se non lo sappiamo, che dobbiamo fare? Intanto compili la domanda, poi le faremo avere i dati». Meglio non contraddirla. Riempiamo il modulo ma (per motivi di spazio) inseriamo solo una piccola parte dei documenti che dovrebbero essere sul sito. Il malcapitato dipendente ci fa notare che dobbiamo fornire una motivazione alla richiesta: «La nuova norma non lo prevede», ribattiamo scrivendolo sul modulo: "Nessuna motivazione". Insoddisfatti, proviamo a insistere: «Scusate - spieghiamo - voi ci fornirete i documenti, e fin qui ci siamo. Ma come facciamo a sapere se i responsabili della mancata pubblicazione saranno sanzionati come prevede la legge? Per questo dobbiamo essere sicuri che il modulo finisca in mano ai responsabili della trasparenza». Non sapendo più a che santo votarsi e non ricevendo altro sostegno dai colleghi, il dipendente ci prega di seguirlo. In un altro ufficio un’impiegata si attiva subito e, con cortesia, chiama al telefono un funzionario del Ced, il quale suggerisce possa trattarsi del responsabile dell'anticorruzione (fuochino, le due figure possono coincidere). Nel caso si tratterebbe del segretario generale, la dottoressa Maria Castallo. Ma al di là di una vaga ipotesi non si riesce ad andare. «Vista la situazione - dice il nostro nuovo interlocutore al telefono - le consiglio di inserire una nota alla richiesta nella quale spiega che la domanda è diretta al responsabile della trasparenza ai sensi della nuova legge». Accettiamo.

Kafka e il castello. Non paghi di aver creato tanto disagio, ci azzardiamo ad avanzare una nuova richiesta. «Non potremmo provare a contattare il segretario generale?». Sfinito, il dipendente ci guarda quasi ammirato da tanta testardaggine: «È su, al Castello». E mentre lo dice ci sentiamo come immersi in un romanzo di Kafka. Altra telefonata, altra spiegazione della situazione e di nuovo il ricevitore torna nelle nostre mani. «Buongiorno, sono la segretaria della segretaria generale - dice la voce - In questo momento la dottoressa Castallo è fuori, ma se lascia un recapito la faccio chiamare». Detto fatto. Ma a 48 ore di distanza il telefono non ha squillato. Alla faccia dell'accesso civico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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