Il Tirreno

Cinque chilometri di strade al buio

di Andrea Rocchi
Cinque chilometri di strade al buio

Colpa dei furti di rame: ripristinare l’illuminazione costa 150mila euro e il Comune non può spendere

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CECINA. Via dei Campilunghi, via Guerrazzi, via Volterra, via San Pietro in Palazzi, la pista ciclabile lungo il fiume, le Gorette tra la rotatoria ed il campeggio, via Po: sapete cosa accomuna queste strade o parte di esse? Il fatto che quest'estate, salvo improbabili interventi dell'ultim'ora, rimarranno tutte al buio. Tra la preoccupazione, lo sconforto e la rabbia di chi lungo queste vie ci vive, ci lavora o semplicemente ci transita per andare al mare. L'amministrazione comunale, per ora, è riuscita a riallacciare l'illuminazione pubblica solo in via dei Parmigiani. Per sistemare queste ampie zone senza luce devono essere appaltati lavori per oltre 153mila euro Iva compresa. Una bella cifra, indubbiamente. E la musica è nota: patto di stabilità ed emergenze varie hanno obbligato palazzo civico ad orientare le proprie capacità di spesa sulla manutenzione delle scuole - come ci ricorda il sindaco Stefano Benedetti - a partire dal rifacimento del tetto della Boschetti-Alberti che costerà oltre 300mila euro. Per non dimenticare l'Aquilone, gli altri istituti e gli impianti sportivi. Il Comune di Cecina, dunque, alza bandiera bianca vittima di una banda organizzata di ladri di rame che tra l'inverno e la primavera scorsa ha colpito ripetutamente in diverse zone della città, tra Marina ed il centro. Col risultato che - fanno sapere dall'ufficio patrimonio - mancano ancora all'appello 5340 metri di pubblica illuminazione. Oltre 5 km di strade cecinesi che rimarranno al buio e l'aspettativa più rosea di poter programmare lavori di ripristino solo in inverno. Quello del furto del rame e della ghisa non è un fenomeno nuovo sul territorio. A febbraio scorso i ladri portarono via ben 3 km di cavi di rame alla Mazzanta. Prima, a tappeto, erano stati bersagliati altri quartieri, non solo periferici. Gli stessi investigatori, di fronte al dilagare dei furti, non nascosero l'ipotesi che in bassa Val di Cecina potesse operare una banda specializzata, probabilmente composta da immigrati dell'Est Europa, capace di rivendere il materiale a ricettatori abili a ricollocare il rame a ditte che producono grondaie e cavi. Insomma, gli stessi cavi che vengono rubati. Di fronte ai ripetuti colpi il Comune di Cecina aveva presentato regolari denunce ai carabinieri. Ma il fenomeno non si è arrestato. Ora - all'amministrazione comunale - non resta che constatare con amarezza che riparare l'illuminazione pubblica non sarà uno scherzo. Ci vogliono soldi (che ci sono ma non sono spendibili, ha ricordato Benedetti) e vanno fatte le gare. Col risultato che il tempo passa e con esso cresce la preoccupazione di tanti cittadini che chiedono di ripristinare l'illuminazione con celerità. Anche per non lasciare sul territorio zone franche dove ladri e malviventi possono agire indisturbati.

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