Il Tirreno

In 6 mesi 62 espulsi ma della metà di loro non c’è più traccia

In 6 mesi 62 espulsi ma della metà di loro non c’è più traccia

Al primo fermo agli irregolari viene dato solo il foglio di via Hanno 15 giorni per lasciare il Paese, ma molti non lo fanno

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CECINA. I primi due nomi dell’elenco ormai sono conosciuti: Ablaye Ndoye e Brahim Aitgouzal. Entrambi sono saliti alla ribalta delle cronache per fatti di nera (dalle conseguenze diverse), entrambi avevano sulle spalle più di un decreto di espulsione inattuato. Dopo di loro ci sono altri 62 nomi verso i quali il questore di Livorno ha chiesto l’allontanamento. Ebbene, oltre la metà di queste persone non si sa che fine abbia fatto o dove si trovi.

A raccontare questa situazione paradossale sono i dati forniti dalla questura e relativi ai primi sei mesi del 2013: 62 gli stranieri irregolari rintracciati in tutta la Provincia dalla polizia; 23 sono stati accompagnati ai Cie (centri di identificazione ed espulsione) in attesa del rimpatrio; due hanno chiesto l’allontanamento volontario e altri due hanno ottenuto misure alternative alla detenzione in carcere. Dei restanti 35, invece, si è persa traccia.

La normativa, infatti, prevede che ai cittadini extracomunitari sorpresi per la prima volta sul nostro territorio senza regolare permesso di soggiorno venga dato un foglio di via: si tratta di un decreto che impone loro di lasciare il territorio italiano in 15 giorni. Ma se, come spesso accade, non lo fanno e sono sorpresi come irregolari per una seconda volta, allora scatta il trasferimento ai Cie, nell’attesa che sia organizzato un volo verso il loro Paese di origine. Sempre che in queste strutture si trovi un posto libero: in Toscana e in Liguria, infatti, non esiste alcun Cie e quelli del Sud Italia in questo periodo dell’anno sono strapieni per via degli sbarchi. E poi c’è la questione identificazione. Esemplificativa la vicenda di Brahim Aitgouzal. Il 28enne marocchino che giovedì scorso ha aggredito una giovane nel centro di Cecina, ad aprile era finito nel Cie di Roma, ma poi non è mai stato riportato nel suo Paese per l’impossibilità di stabilirne con certezza l’identità. Così è tornato in libertà.

Intanto a Cecina prosegue il dibattito sulla sicurezza nel centro cittadino. Il comandante della polizia municipale Graziano Costagli preferisce non replicare alle accuse del vigile-sindacalista Enzo Provenzano, che ieri lo aveva chiamato in causa criticando la cattiva gestione degli uomini che compongono il corpo. «Siamo in 20 e 13 stanno in ufficio mentre solo 7 vanno in strada: troppo poco per fare controllo del territorio e prevenzione». Questa l’accusa di Provenzano a cui forse Costagli risponderà nei prossimi giorni per bocca del Comune. Intanto, sull’argomento “sicurezza” dice la sua anche la presidente dell’Arci Claudia Franconi: «Sono sinceramente dispiaciuta per quanto accaduto – spiega – Credo che un dibattito sulla sicurezza sia cosa delicata e da trattare opportunamente per evitare inutili tensioni. Per quanto riguarda la violenza sulle donne, non penso che la variabile immigrazione sia la più importante».

Gianni Parrini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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