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I cani nel carcere? Il provveditore gela l’entusiasmo

I cani nel carcere? Il provveditore gela l’entusiasmo

Disponibili l’assessore Burgalassi e il veterinario Melosi, non contrario il direttore Altomare, ma Cantone è scettico

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CECINA. I primi si sono già mossi. Lia Burgalassi e Marco Melosi, appena letto il giornale, hanno contattato Il Tirreno dicendosi pronti a raccogliere l'appello di Paolo Pierucci, il trentasettenne cecinese che ci ha scritto dal carcere di San Gimignano chiedendo soprattutto di poter rivedere i suoi due cani.

Si è fatto vivo anche il direttore della casa circondariale, Giuseppe Altomare, dicendo che valuterà dopo averne parlato con Pierucci.

In serata però ci ha pensato il provveditore delle strutture di reclusione della Toscana, Carmelo Cantone, a raffreddare gli entusiasmi: «E' già abbastanza difficile riuscire a garantire gli incontri con i familiari, figurarsi quelli con gli animali... Nel vuoto normativo sull'argomento nulla toglie che questa strada sia in certi casi percorribile, ma resta il problema della logistica: pensare al necessario allestimento di apposite aree attrezzate per cani all'interno di penitenziari che hanno enormi legati al sovraffollamento degli ospiti umani rende questa proposta impraticabile per moltissimi istituti. Bisogna comunque riconoscere che talvolta visite del genere sono avvenute, sia pure in casi isolati».

Nel frattempo l'assessore Burgalassi ha incaricato un suo assistente sociale di prendere contatto con quelli del carcere sangimignanese in modo da avere informazioni sulle condizioni di Pierucci.

«Purtroppo - dice Burgalassi - il problema di Paolo è l'incapacità di controllarsi, di rispettare gli impegni. Fondamentalmente è una persona buona, con grandi problemi accumulati dall'adolescenza e aggravati dall’abuso di droghe. In passato abbiamo già cercato di farlo entrare in una comunità ma ogni sforzo è sempre risultato vano. Paolo non ha mai accettato proprio per la questione dei cani, dai quali non ha mai inteso separarsi. Abbiamo girato tutta l'Italia senza trovare una comunità disponibile ad accogliere sia lui che i suoi animali».

Quegli animali sono la famiglia di fatto di Pierucci. Ci è cresciuto insieme, ci ha vissuto in baracche e in mezzo alla strada.

Il direttore del carcere dice di voler approfondire: «Questa richiesta è insolita, vedrò se ci sono le condizioni. Parlerò con il detenuto prima di decidere».

Il veterinario Melosi aggiunge che «mi è già capitato di fare certificati di buona salute e di buon carattere a cani che sono stati condotti in prigione. Anche in questo caso sono disposto a dare una mano».(a.d.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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