Sicurezza
Cani nel carcere, incertezza del provveditore
Dopo l’appello di Paolo Pierucci, detenuto a San Gimignano, l’assessore Burgalassi e il veterinario Melosi sembrano disponibili a portare i cani all’uomo, ma Cantone è scettico
L’assessore Lia Burgalassi e il veterinario Marco Melosi, si dicono pronti a raccogliere l’appello del cecinese che ci ha scritto dal carcere di San Gimignano chiedendo soprattutto di poter rivedere i suoi due cani. Si è fatto vivo anche il direttore della casa circondariale, Giuseppe Altomare, dicendo che valuterà dopo averne parlato con Pierucci. In serata però ci ha pensato il provveditore delle strutture di reclusione della Toscana, Carmelo Cantone, a raffreddare gli entusiasmi: «E' già abbastanza difficile riuscire a garantire gli incontri con i familiari, figurarsi quelli con gli animali... Nel vuoto normativo sull'argomento nulla toglie che questa strada sia in certi casi percorribile, ma resta il problema della logistica: pensare al necessario allestimento di apposite aree attrezzate per cani all'interno di penitenziari che hanno enormi legati al sovraffollamento degli ospiti umani rende questa proposta impraticabile per moltissimi istituti. Bisogna comunque riconoscere che talvolta visite del genere sono avvenute, sia pure in casi isolati».
Nel frattempo l'assessore Burgalassi ha incaricato un suo assistente sociale di prendere contatto con quelli del carcere sangimignanese in modo da avere informazioni sulle condizioni di Pierucci.
Quegli animali sono la famiglia di fatto di Pierucci. Ci è cresciuto insieme, ci ha vissuto in baracche e in mezzo alla strada. Il direttore del carcere dice di voler approfondire: «Questa richiesta è insolita, vedrò se ci sono le condizioni. Parlerò con il detenuto prima di decidere».
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