La manifestazione
Ampliamento dell’hotel «Rispettati i confini»
Vicenda Varo Village, l’accusa era di aver occupato delle proprietà comunali Il titolare Macchi: «La nuova cartografia ci dà ragione, voglio giustizia»
BIBBONA. Nuovi elementi, in attesa della sentenza prevista entro fine anno, sulla lunga querelle legale tra il Varo Village di Bibbona, il suo proprietario Varo Macchi e il comune di Bibbona. Dalle ultime documentazioni analizzate (i rilevamenti cartografici depositati presso l’ufficio tecnico del comune) pare infatti che il Varo Village abbia effettivamente, per quanto concerne una parte della disputa, costruito nella propria proprietà, e quindi sarebbe stato il Comune, al contrario, ad impossessarsi di metratura in più, per un disavanzo di circa 12-13 metri. Ad affermarlo è proprio Varo Macchi deciso ormai ad andare fino in fondo. Mentre dall’ufficio tecnico del comune, il responsabile Sandro Cerri dichiara: «Non c’è ancora niente di ufficiale».
I precedenti. Dal 2009 fino alla scorsa estate infatti si sono sommate: una denuncia alla Procura della Repubblica per costruzione considerata abusiva (ovvero non si erano rispettati i 5 metri di distanza dalla proprietà comunale), la sospensione per ben due volte della licenza commerciale e gli attacchi pubblici dell’opposizione presente in consiglio comunale. Si chiedeva anche l’abbattimento e la demolizione della struttura.
La rilettura del catasto. Ma proprio la scorsa settimana dei tecnici abilitati dal Catasto di Livorno e dal comune di Bibbona hanno depositato la cartografia elaborata, riportando tutti i confini individuati delle varie particelle e dei lotti che compongono l’area comunale, basandosi sulla postazione fissa presente sul luogo: il Forte di Bibbona. «Queste carte - dice Macchi – hanno portato alla luce diversi sbagli commessi durante i rilevamenti tecnico-topografici.»
Causa per usucapione al Comune. «Quindi – continua Macchi – non solo ho rispettato i confini con un progetto, lo ricordo, approvato dall’ufficio tecnico comunale, ma la mia proprietà è maggiore per circa 12 metri. Da qui è anche partita una verifica allargata dei confini delle altre proprietà adiacenti, sia private che turistico ricettive. Sono stato accusato di tutto quando, in realtà, sono una delle prime aziende della Riviera Etrusca con 55 dipendenti. Non si è dimostrato alcun rispetto».
Le banche. «Per non parlare del trattamento che mi ha riservato il Monte dei Paschi che rivoleva in 30gg un mutuo che avevo stipulato per 25 anni, con annessa dichiarazione di fallimento. Che chiaramente ho rigettato». Nel settembre 2009 dichiarammo la fine lavori ed i tecnici del Monte dei Paschi si presentarono sul posto per redigere il verbale occorrente per andare a redigere il secondo atto di mutuo, presero per dato confermato quanto sostenuto dai documenti comunali dichiarando la non fattibilità del mutuo perché trattavasi di costruzione abusiva». Nel frattempo tra la banca di Siena e il comune di Bibbona sono intercorse diverse lettere che spiegavano che erano in corso delle pratiche volte a risanare la questitone. Dopo anni – conclude Macchi – niente di niente è successo. Nell’agosto del 2012 è giunto il decreto ingiuntivo da parte di Monte dei Paschi per la restituzione in 20 giorni di 3 milioni e 750 mila euro. Mi chiedo: quello che ha fatto oggi il catasto non lo potevano verificare i tecnici comunali o quelli del Monte? C’è stata un’evidente volontà di affossamento pubblico della mia attività, aggravata dalle accuse penali e morali. E non parliamo degli interessi maturati e dovuti alle banche».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
