Il Tirreno

Il sangue di Ilaria sui pantaloni di Ablaye

di Alessandro De Gregorio
Il sangue di Ilaria sui pantaloni di Ablaye

Confermate dalla procura le indiscrezioni pubblicate una settimana fa dal “Tirreno”. Continuano gli esami del Ris

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CASTAGNETO. Ora c’è anche la conferma ufficiale: tracce di sangue di Ilaria Leone sono state trovate su alcuni indumenti di Ablaye Ndoye. Ieri il procuratore capo Francesco De Leo ha ammesso di aver ricevuto un primo rapporto dal Ris nei cui laboratori romani da quattordici giorni si stanno conducendo gli accertamenti alla presenza dei consulenti.

E in base a quel rapporto, riferisce De Leo, il sangue trovato sui pantaloni di Ndoye è «perfettamente sovrapponibile» a quello della vittima «oltre ogni ragionevole dubbio».

“Il Tirreno” anticipò queste conclusioni una settimana fa. Allora erano indiscrezioni e non si sapeva con precisione su quali indumenti fossero state trovate tracce ematiche della vittima.

Sangue sui pantaloni. Ora, oltre alla conferma, De Leo ci dice che il sangue era «sui pantaloni di Ndoye». Proviamo a chiedere quali pantaloni ma il procuratore taglia corto: «Quelli sequestrati, ma non è questione di rilievo».

Potrebbe esserlo, invece, se quel sangue fosse stato trovato sui pantaloni contenuti nello zaino dove c’era anche il cellulare della vittima; e naturalmente se Ndoye riuscisse a dimostrare che quello zaino non era il suo, come ha ripetuto anche in carcere.

Il guaio è che, a parte una raffica di «no», il senegalese insiste nella sua linea di chiusura e non aggiunge altro. Ma soprattutto il guaio per lui è che i pantaloni in questione - in base a quanto risulta a noi - sarebbero proprio quelli che Ndoye indossava al momento del fermo, cioè la mattina del 3 maggio.

Tutti gli indizi. E allora hai voglia di dire che sul corpo il senegalese non aveva neanche un graffio mentre la povera Ilaria era stata massacrata di botte. Ndoye era già la figura centrale di tutta l’indagine per una serie di indizi pesanti che gravavano e gravano su di lui: ora la sua posizione si complica del tutto. Forse definitivamente. Per cominciare, la sera dell’omicidio (il primo maggio) era stato l’ultimo a sentire per telefono la ragazza dopo che lei era uscita dalla pizzeria di Castagneto dove lavorava. In base alle celle, inoltre, dopo quelle tre telefonate (a ridosso quindi dell’omicidio) sia lui che Ilaria risultavano nella zona di Castagneto.

L’indomani (2 maggio), stando alla testimonianza di un suo connazionale, “Amsa il tecnologico” (che da giorni risulta irreperibile), Ablaye Ndoye era già in possesso dell’iPhone della vittima, sul quale avrebbe chiesto di intervenire per cancellarne la memoria. Il giorno seguente (3 maggio) Ablaye era stato fermato dai carabinieri a Donoratico, a casa di Amsa. I militari avevano sequestrato la sua bicicletta e uno zaino nel quale avevano trovato l’iPhone della ragazza.

Ad aggravare ulteriormente il quadro del trentaquattrenne senegalese c’erano poi alcuni precedenti tra cui un’aggressione con un’ascia a clienti e gestori di due locali.

La prova del Dna. Ora il Dna, il sangue della vittima, sui propri pantaloni. Sarà dura per l’avvocato Giovanni Porto alleggerire la posizione del suo cliente, che peraltro è accusato anche di occultamento di cadavere (Ilaria fu trovata morta in un uliveto, seminuda e semicoperta dalle frasche) e di tentata violenza sessuale.

Sospetto liquido seminale. La ragazza aveva i pantaloni calati ma non le mutandine, rinvenute più in là. E sulle gambe e la pancia c’erano tracce organiche. Se quelle tracce organiche risulteranno essere liquido seminale di Ndoye, il caso sarà chiuso e l’ergastolo sarà pressoché automatico.

Complici. Ma quegli accertamenti non sono ancora terminati, come conferma lo stesso De Leo. Ed è tutt’altro che tramontata l’ipotesi che il senegalese non fosse solo sul luogo del delitto, insomma che ci fossero altri complici. Due, in particolare. Ipotesi che, stando ancora alle indiscrezioni, sarebbe stata avvalorata dal ritrovamento - sul cadavere e sul luogo del delitto - di più profili genetici.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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