Il Tirreno

TINTARELLA TRA MINE E BANDIERE BLU

DI ANDREA ROCCHI

DI ANDREA ROCCHI Sì, è vero. Per essere innescate le mine anticarro devono sopportare la pressione ed il peso di un mezzo pesante. Ed è altrettanto vero che molte granate o i proiettili disseminati...

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DI ANDREA ROCCHI

Sì, è vero. Per essere innescate le mine anticarro devono sopportare la pressione ed il peso di un mezzo pesante. Ed è altrettanto vero che molte granate o i proiettili disseminati sul nostro lungomare da quasi 70 anni sono ormai innocui perché deteriorati da tempo e intemperie. Pensare però che i nostri figli possano saltellare beati su una vecchia bomba o scavino buche sulla sabbia, rischiando di tirar su col secchiello insieme con l’acqua di mare anche una mina dell’ultima guerra, non può farci stare tranquilli.

Eppure sulle nostre spiagge sventolano ormai da tempo trionfanti le bandiere blu della Fee, vessillo che inorgoglisce probabilmente più i nostri amministratori che i residenti e i turisti ai quali premono soprattutto servizi efficienti, prezzi bassi e pulizia. Quest’anno ne sono state assegnate tre di bandiere: a Castiglioncello (diciottesima volta), a Vada (sedicesima) e al porto turistico Cala de’ Medici (terza). Insomma, dovremmo goderci beati la qualità dell’offerta sui nostri arenili “certificati”, invece scopriamo di prendere il sole su un lungomare minato dai “regalini” che ci hanno lasciato i tedeschi nell’ultima guerra.

In questi giorni sono state scoperte 11 mine anticarro alla Mazzanta. Ieri una granata antiaerea è emersa alla Bucaccia, a Vada. Non che sia una novità, lo sappiamo: tra marzo e aprile del ’44 i militari tedeschi posizionarono mine anticarro e antiuomo sul litorale, soprattutto a Rosignano Solvay e a Vada. Probabilmente ritenevano imminente uno sbarco alleato su questi lidi. I primi a “sminare”, del resto, furono gli stessi americani, qualche mese dopo, d’intesa coi soldati italiani che conoscevano a menadito le mappe di campi minati. Col tempo altre operazioni ed interventi di bonifica si sono susseguiti. Con alterni risultati visto che la sabbia ed il mare, ogni tanto, ci consegnano qualche residuato della seconda guerra mondiale. Spesso il ritrovamento di una mina o di una granata è casuale, come successo al Molino a Fuoco dove era in corso un intervento di ripascimento della spiaggia. Ora ci rendiamo conto che interi pezzi di lungomare che in estate si riempiono di bagnanti conservano nascosti ordigni inesplosi. E parte, urgente, anche il monitoraggio affidato a società specializzate. Insomma: laddove di solito sventolano le bandiere blu oggi campeggiano transenne, nastri e cartelli di pericolo.

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