Sicurezza
«Fino a punta Tesorino un campo minato»
Il comandante Balisciano della guardia costiera: «Sono in corrispondenza dei fortini tedeschi»
VADA. Spiega che il luogo dei ritrovamenti non è casuale. «Non è un caso - spiega Alessandro Balisciano, comandante della guardia costiera di Vada - che gli ordigni siano stati trovati tutti vicino a vecchi fortini. Uno era punta Tesorino e uno alla Bucaccia».
Il comandante Balisciano conosce bene la costa rosignanese, sa dove sono le strutture costruite durante la guerra. «Il fortino a punta Tesorino - racconta - è in mare ma si vede piuttosto bene dato che lì il fondale è basso. C’è anche un terzo Forino, nella zona dell’ex Sestante, ma lì non sarà fatta alcuna bonifica dato che non è previsto il ripascimento».
Anche chi di storia se ne intende non si stupisce che gli arenili della zona siano veri e propri campi minati. Ne è convinto Gabriele Milani, esperto di storia moderna che due anni fa ha anche pubblicato il libro “Guerra a Castiglioncello”
«Le zone tra Vada e Rosignano - dice Milani - furono minate nella primavera del ’44. Numerose le aree costiere dove furono disseminati ordigni pericolosi: Monte alla rena, bagni Canottieri, Spiagge bianche e versante a sud del pontile di Vada».
Milani riflette anche sulla profondità a cui sono state trovate le 11 mine al Molino a fuoco. «80 centimetri sotto la superficie - spiega - è tanto. Di certo erano state messe maggiormente in superficie ma il vento e le maree avranno accumulato sabbia sopra questi oggetti». Una fortuna, visto che si tratta di ordigni pericolosi che finora hanno “convissuto” con la presenza di migliaia di turisti.
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