Il Tirreno

Ex Club Med, è guerra dei verdi sulle case mobili

di Divina Vitale

Nuovo esposto di un’associazione ambientalista: «Devono avere l’abitabilità» La proprietà replica: «Non c’è bisogno». E intanto indaga la Procura

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DONORATICO. Dopo il gruppo Fingen anche la nuova proprietà MeDonoratico srl comincia a fare i conti con le segnalazioni e gli esposti da parte di ecologisti che arrivano oltre che al Comune, alla Regione, al Ministero dei Beni Culturali, alla Forestale e alla Procura di Livorno. Sembra che l’ex Club Med, attuale Paradù, non debba risorgere, o almeno il percorso è pieno di ostacoli. E la preapertura prevista per agosto è in bilico.

Tutto il rebus gira attorno al titolo abilitativo: è necessario per le case mobili che saranno collocate all’interno del resort? I pareri sono contrastanti, la proprietà è sicura di no. Il comune non si sbilancia. La normativa non pare particolarmente chiara.

L’attacco degli ambientalisti. A puntare il dito contro è il Gruppo giuridico d’intervento Onlus con sede a Cagliari. Al centro del contendere, secondo l’associazione ambientalista, c’è la mancanza dei titoli abilitativi necessari. «I posizionamenti di “case mobili” – spiega Stefano Deliperi portavoce del gruppo d’intervento – sono da considerarsi di nuova costruzione qualora “non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee, soprattutto se allacciati alle reti di urbanizzazione (fognature, elettricità, gas etc…) e sono soggetti, in via generale, al preventivo rilascio di permesso a costruire. E’ necessario valutare attentamente l’aspetto della permanenza nel tempo anche in assenza del requisito di immobilizzazione».

La difesa della proprieta’. Ma la proprietà, nell’amministratore unico Riccardo Mariotti, sostiene “che per la tipologia di case da loro utilizzate non vi sia necessità di tali titoli abilitativi. Mentre è già presente l’autorizzazione paesaggistica. Le case in questione sono realizzate con materiali non edili, appoggiate al suolo e rimovibili in qualsiasi momento, per le tende poi il problema non sussiste. E ad ogni modo possono restare fino alla fine della concessione (licenza d’esercizio) e non vanno rimosse entro 90gg, come indicavano gli ambientalisti. Se voglio, le rimuovo tutte a mie spese, non capisco il problema!»

La Procura indaga. Fatto sta che davanti alle ripetute segnalazioni dell’associazione e ai due esposti presentati in Procura (il 29-08-2012 e l’ultimo del 5-04-2013), anche quest’ultima si sarebbe mossa avviando accertamenti presso il Tribunale di Livorno. Si spiegherebbe così l’arcano dei documenti ritirati poco tempo fa dai carabinieri nell’ufficio tecnico del comune di Castagneto. «Temo che sia proprio così –dichiara Mariotti – solo che si sta facendo parecchia confusione. Molti dei dati riportati dal gruppo ecologista non sono esatti. Così si rischia che un investimento importante, con una grande ricaduta occupazionale sul territorio, in un momento critico per l’economia, vada in fumo».

Federcamping. Su un questione analoga, in un campeggio a Marina di Bibbona, era intervenuta anche la Regione e la Federcamping Toscana. «La permanenza di case mobili per la durata del soggiorno è diretta a soddisfare una esigenza temporanea perché tale esplicitamente considerata dalla vigente normativa di settore. Quindi secondo la normativa della legge regionale in materia di turismo e urbanistica, la collocazione di case mobili in un campeggio in via temporanea (per un tempo non illimitato e con materiali non edili e allacci facilmente smontabili) non necessita di permesso a costruire».

Il comune.Da parte dell’ufficio tecnico del comune di Castagneto e del suo responsabile Moreno Fusi si è provveduto alla risposta a tutti gli enti preposti. Si aggiunge che “al momento non risultano presentate istanze di autorizzazioni paesaggistiche e titoli abilitativi necessari per il posizionamento di strutture ricettive di soggiorno mobili all’interno del Villaggio, ma solo la richiesta di autorizzazione paesaggistica per le tipologie di strutture ricettive di soggiorno mobili. Il mero rilascio di autorizzazione paesaggistica presentato in data 21-12-2012 per la realizzazione di tali strutture non è da considerarsi autorizzazione all’esecuzione dell’intervento stesso”. Ma nemmeno il contrario. Resta quindi un grande punto interrogativo sulla questione.

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