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La proposta

Il Comitato Beni comuni VdC «Un piano verde per la Solvay»

Il Comitato Beni comuni VdC «Un piano verde per la Solvay»

ROSIGNANO. È un piano industriale vero e proprio: punti programmatici, tempi di esecuzione e 1.100 nuovi posti di lavoro. Manca solo il costo. Quello che dovrebbe accollarsi la Solvay per dare una...

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ROSIGNANO. È un piano industriale vero e proprio: punti programmatici, tempi di esecuzione e 1.100 nuovi posti di lavoro. Manca solo il costo. Quello che dovrebbe accollarsi la Solvay per dare una svolta “green” ai propri impianti e renderli più sostenibili e meno impattanti sull’ambiente e sui cittadini di Rosignano. Lo hanno presentato i membri del comitato Beni comuni Bassa Val di Cecina. Assieme a loro anche Maurizio Marchi di Medicina democratica. «Al momento questo è l’unico piano che esiste – spiega lo stesso Marchi – Stiamo aspettando di sapere cosa verrà fuori dall’accordo tra Solvay e Ineos».

Nell’attesa i membri del comitato hanno bruciato i tempi presentando una loro proposta programmatica, che parte da alcune considerazioni sulla situazione attuale: «Si sta aprendo il secondo secolo di presenza della Solvay sul territorio e vogliamo che sia molto diverso dal precedente – spiega Mariangela Nasillo – Un rapporto dell’università di Pisa, curato dai professori Bruno Cheli e Tommaso Luzzati (edizioni Plus 2010) evidenzia che Solvay si è ridotta a dare tra l'1 e il 2 % del reddito, e tra il 2 e il 4% dell'occupazione nel territorio che occupa, pur usando il 48% della risorsa acqua della Val di Cecina. Siamo profondamente preoccupati, non tanto per i profitti Solvay, quanto del futuro dei lavoratori dello stabilimento e delle miniere, che in questo contesto socio ambientale hanno un futuro molto incerto. Lo stabilimento Solvay si avvaleva del lavoro di circa 4.500 lavoratori nel 1965, mentre oggi ne occupa circa 560, più un indotto precario e sottopagato».

Il piano è diviso in 11 punti. Al primo posto c’è la realizzazione di un grande dissalatore di acqua di mare dal quale lo stabilimento possa ricavare le materie prime per poi staccarsi dalle miniere di Salgemma; seguono lo sfruttamento delle energie rinnovabili; il riutilizzo degli scarichi solidi così come il recupero e la valorizzazione del mercurio sversato in mare; la deviazione del tronco ferroviario ad alto rischio dal centro cittadino; lo spostamento del deposito di etilene collocato nell’area archeologica di Vada; la bonifica degli impianti, il rifacimento delle condutture, i lavori di manutenzione straordinaria sulla sodiera. Il tutto dovrebbe essere realizzato con manodopera locale in modo da offrire lavoro alle aziende del territorio.

Peccato che difficilmente la multinazionale belga porrà attenzione al “piano industriale a basso impatto”, così destinato a rimanere un libro dei sogni: «Lo proporremo alle associazioni sindacali – spiegano dal comitato – Ovviamente non sarà semplice vederlo realizzato, ma bisogna fare movimento di opinione. Noi ci proviamo».

Gianni Parrini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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