Sicurezza
La crisi spinge il lavoro nero Irregolare il 77% delle ditte
Negli ultimi tre anni sono diminuiti i controlli e aumentate le aziende sanzionate L’affaire Falaschi il più importante, ma il problema è diffuso capillarmente
CECINA. Non c’è il caso eclatante, quello che fa sparare il titolo a sei colonne. Ed è anche peggio. Significa che l’irregolarità è capillare, diffusa e in continuo aumento. È questa la fotografia che emerge analizzando i dati della Direzione territoriale di Livorno (Dtl) relativi ai Comuni di Cecina, Rosignano, Castagneto e alla frazione di Donoratico. Quella del lavoro irregolare è una piaga che scorre come un fiume carsico, le cui piene sono determinate dalle difficoltà del tessuto economico della zona. Due i fenomeni che saltano subito all’occhio osservando la tabella in alto: negli ultimi tre anni il numero delle ispezioni è andato riducendosi (dalle 232 del 2010 alle 109 del 2012) mentre la percentuale delle irregolarità è cresciuta in maniera significativa: dal 61 al 77 per cento. L’analisi. C’è il cameriere con il contratto part-time che fa il tempo pieno, l’operaio edile che lavora senza le condizioni di sicurezza, il giovane straniero che un contratto non l’ha mai visto ed è totalmente in nero. Niente di nuovo sotto il sole della Bassa Val di Cecina. «Il tipo di infrazioni registrato sul territorio è analogo a quello del resto della Provincia – spiega la dottoressa Carmina Mancino, direttrice della Dtl di Livorno – Lavoro nero, contratti utilizzati in maniera illegittima, ecc. Non ci sono casi eclatanti. Il più importante per dimensioni è quello della ditta Falaschi». Si tratta della vicenda relativa all’azienda di Pontedera che gestisce il servizio di scuolabus nei Comuni della zona. Gli autisti dell’impresa per un certo periodo di tempo sono rimasti senza stipendio e hanno dato vita a una serie di scioperi. «In quel caso – prosegue la direttrice Mancino – abbiamo ottenuto per i lavoratori il pagamento delle retribuzioni arretrate, disponendo l'intervento sostitutivo del Comune».
Tagliati gli ispettori. Per quanto riguarda il calo nel trend delle ispezioni, la direttrice spiega che la situazione è determinata dalla spending review. «Solo lo scorso anno abbiamo perso 4-5 ispettori. Ce ne sono rimasti sette per tutta la Provinica – spiega – Il numero delle irregolarità, invece, è cresciuto a causa della crisi economica». Non deve sorprendere il fatto che la maggior parte delle ditte controllate risulti non in regola: prima di dare il via a un’ispezione, infatti, la direzione territoriale svolge un attento lavoro di intelligence, in modo da muoversi in modo sicuro. «Non possiamo fare altrimenti visto il numero di ispettori che abbiamo a disposizione», spiega Mancino. I settori maggiormente verificati sono quelli dell’edilizia e dell’industria, meno quello dell’agricoltura. «In questo caso operiamo solo su denuncia – prosegue la dottoressa Mancino – magari in collaborazione con i carabinieri e la forestale. Anche perchè c’è un problema di mezzi: senza le jeep non è facile raggiugnere queste aziende».
Le linee guida. L’attività degli ispettori è determinata dalle indicazioni che ogni anno arrivano dal ministero. Il rapporto sull’attività 2013, ad esempio, prevede che in Provincia di Livorno vengano tenuti sott’occhio il settore della cantieristica navale (per la frammentazione degli appalti) e quelli del turismo, del terziario e dei pubblici esercizi per quanto riguarda il corretto utilizzo dei contratti atipici (in particolare quelli a chiamata).
Gianni Parrini
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