Sicurezza
Certo, errori su Ghezzani ma non siamo poltronisti
«Se anziché fare il sindaco fossi rimasto in banca, avrei guadagnato di più» E dopo lo tsunami restano da sciogliere tanti nodi, soprattutto interni al Pd
CECINA. La vicenda Ghezzani si è tradotta in uno tsunami per il Partito democratico e per l’amministrazione comunale di Cecina, più di sempre attesa alla quadratura di un cerchio che tale si ostina a restare. Se i vincoli del patto di stabilità si traducono in paralisi operativa, la stretta finanziaria fa saltare i rapporti tra istituzioni finanziarie e cittadini, la crisi morde sempre di più. Di questo ne parla Stefano Benedetti, sindaco di Cecina, fresco reduce e protagonista di una vicenda (quella di Ghezzani) finora inedita nella storia politica cecinese e determinato a difendere i suoi collaboratori, burocrati compresi.
Signor sindaco, l’affaire Ghezzani fa scricchiolare la giunta. Non ritiene di aver sottovalutato le ripercussioni che l'operazione avrebbe causato in seno al suo partito?
«Per quanto riguarda la giunta, nessun problema. Piena e assoluta sintonia. Stiamo lavorando in modo coeso e c'è una grande unità di vedute. Siamo impegnati a gestire al meglio un momento complesso, consapevoli delle difficoltà in cui versa il Paese. Se non riconoscessi che ci sono state delle sottovalutazioni peccherei di arroganza e questo non fa parte del mio carattere».
Siete stati accusati di poltronismo.
«La politica e i partiti hanno dato esempio di malcostume ed è inaccettabile, ma sono convito che a livello locale chi si impegna, lo fa per passione e con serietà. Ricordo che dal punto di vista economico i compensi di un consigliere comunale sono minimi e per quanto mi riguarda l'indennità di carica è di 36mila euro lordi; un compenso minore di quello da me percepito come impiegato di banca. Quindi, ciò che ci muove non è l'aspetto economico».
Se col senno di poi tornasse indietro, per quale soluzione opterebbe?
«Avrei fatto quello che andrò a fare in futuro. Un bell'avviso pubblico, che servirà a redigere un elenco, stilato sulla base di requisiti ben precisi di qualità e competenza, dal quale il sindaco, essendo una sua prerogativa, sceglierà la persona che riterrà più idonea».
Ritiene che a Cecina vi sia stata una particolare animosità nei confronti dell'ex assessore Ghezzani?
«Penso che il nominativo della persona non abbia inciso sull'accaduto. Michela Ghezzani ha un carattere spigoloso ed un approccio molto diretto, queste sue caratteristiche possono essere un pregio ma per alcuni possono rappresentare un limite. Ciò nulla toglie alle sue indubbie qualità. In questi anni ha dato tanto sia al partito democratico che all'amministrazione comunale».
Altrove nomine del genere sono state digerite in tranquillità. Secondo lei perché?
«Ogni realtà ha le sue specificità; certamente le recenti elezioni del Capo dello Stato con il voto di febbraio e il periodo confuso e convulso che è seguito hanno contribuito a cambiare il clima generale, lasciando tutt'altro che immutata la situazione».
L'effetto è stato deflagrante. Il suo partito si ritrova senza vertice e balcanizzato a un anno dalle amministrative. Ritiene che vi sia una pratica via d'uscita, escludendo il consueto appello all'unità?
«Nel Pd va chiarito cosa si intende per partito. Un partito deve basarsi su valori condivisi, su un'idea comune di prospettive per futuro, sul confronto basato sul rispetto reciproco, sul riconoscimento a tutti di onestà intellettuale fino a prova contraria e su regole condivise. Il percorso richiede un confronto trasparente, in cui ci sia spazio anche per le posizioni differenti. Detto ciò è altresì necessario trovare una chiara identità e convergenza nelle prospettive, a questo deve servire il congresso. A livello locale ci sono le energie e le idee per superare la situazione di difficoltà e confermarsi alla guida della città alle prossime amministrative».
L'impressione è che ragioni politiche, correntismi e personalismi abbiano finito per mescolarsi. Esclude in ciò ogni sua, possibile responsabilità?
«Il momento particolare che viviamo richiede rispetto reciproco e confronto, questa è la strada corretta da seguire per uscire dall'attuale situazione di criticità. Io non sono abituato a sottrarmi agli oneri , in questo caso più che rimarcare o individuare le responsabilità di qualcuno, penso ci sia bisogno di senso di responsabilità da parte di tutti».
Passiamo ad altro. Mai tentato dalla voglia di smettere?
«Ho sempre vissuto qui, mi sento soddisfatto di fare il sindaco di Cecina. Anche se per esserlo è il periodo più difficile nella storia repubblicana».
Perché?
«Per la crisi economica e sociale del Paese, in cui i Comuni lavorano con affanno: rapporto complicato coi cittadini, partiti cambiati, amministratori che fronteggiano situazioni complesse. E un sindaco in questo momento può anche sentirsi solo. Insomma un grande onore, ma pure un onere».
Vuol dire che si sente incompreso per gli sforzi fatti?
«Questo no, non è che la gente non capisce. È che mi trovo spesso costretto a fronteggiare situazioni complicate, causate dalla crisi che pesa sulla nostra attività. I cittadini vivono il momento sulla propria pelle».
C'è un divario tra le attese e la capacità di dare risposte.
«Assolutamente sì. Il periodo richiederebbe una maggiore capacità d'intervento delle istituzioni. Invece è tutto più gravoso, dopo quanto hanno fatto i governi Berlusconi e Monti nei confronti degli enti pubblici. Da un lato ci sono le esigenze divenute più forti, dall'altro una ridotta possibilità d'intervento».
Tira in ballo i governi per auto-assolversi?
«Cerchiamo di fare del nostro meglio. Poi, è chiaro, possono essere stati commessi errori, fatte sottovalutazioni… Ma al di là di ciò, è vero che i Comuni sono considerati fonte di spreco e non una risorsa. Questo ha prodotto vincoli e risentimenti, complicando la nostra capacità d'intervenire».
Perché la gente percepisce che la sua amministrazione è in mano ai burocrati?
«Faccio il sindaco in una fase difficile ma mi ritengo soddisfatto per gli obiettivi raggiunti. Volevamo cambiare il lungomare e ci siamo riusciti. Sempre per rimanere al turismo, sono partite opere che miglioreranno il nostro litorale: il raddoppio della pineta, ad esempio, è un grande risultato. Quindi il porto, che non è cosa di poco conto. Inoltre abbiamo mantenuto la coesione sociale».
A Cecina la coesione sociale non è mai mancata.
«In una fase come questa la coesione poteva entrare in crisi. I servizi sono importanti e non era scontato che Cecina conservasse le sue scuole o i suoi impianti sportivi. Noi abbiamo aperto una nuova elementare. È stato un traguardo sottovalutato, però per raggiungerlo abbiamo speso gran parte delle nostre risorse».
È frutto del lavoro della precedente amministrazione.
«Ma i soldi ce li ha messi quest'amministrazione comunale. E comunque tanti ricordano che in passato io c’ero per le cose negative, dimenticano che c'ero pure per quelle positive».
Da quest'affermazione traspare una vis polemica. Si sente sott'accusa?
«Assolutamente no. Dico solo che aver completato la scuola di via Vico in questa legislatura ha comportato l'impegno di risorse. La nostra capacità di spesa sarebbe superiore rispetto a quanto stabilito dal patto di stabilità. Poi le ricordo che abbiamo ottenuto otto milioni di finanziamenti per le case popolari, equivalenti a sessanta nuovi alloggi».
Lei dimentica i nei, come le manutenzioni.
Abbiamo sfruttato al massimo le possibilità di spesa che il patto di stabilità ci dava. Il nostro avanzo di amministrazione è di 6,2 milioni di euro. Però abbiamo le buche nelle strade e i marciapiedi sgretolati».
E allora sfondate il patto di stabilità.
«Guai, le normative porterebbero il bilancio in una spirale perversa che, sanzioni a parte, affonderebbe il Comune. Invece dobbiamo restare virtuosi. Abbiamo utilizzato l'intera capacità di spesa. Per le strade e le buche basterebbe che ci dicessero: i soldi ci sono, spendeteli».
Sindaco, lei ha detto che economicamente ci rimette. E dunque cosa farà in futuro?
«Per ora penso ai problemi della città. Poi vedrò». (a.v.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
