Il Tirreno

CALAMAI E IL CASO DEL PD DIVISO

di ANTONIO VALENTINI
CALAMAI E IL CASO DEL PD DIVISO

La carenza degli anestesisti è l’ultima perla del decadimento di un’Asl che prima garantiva un livello accettabile delle prestazioni, ora arranca per assicurare i servizi di...

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La carenza degli anestesisti è l’ultima perla del decadimento di un’Asl che prima garantiva un livello accettabile delle prestazioni, ora arranca per assicurare i servizi di emergenza. La metamorfosi è stata veloce, senza che nessuno abbia avuto il tempo di digerire le sforbiciate e assorbire le soppressioni. È durata quanto il mandato di Monica Calamai, giunta a Livorno con la fama di tagliatrice di teste e ora spedita a Careggi per svolgere in dimensioni più ampie ciò che nell’Asl 6 ha compiuto su scala ridotta. Qualcuno, è evidente, ora prospetterà il trasferimento come un successo politico: «Siamo stati noi a determinarne l’allontanamento». Meglio se lo evita, poiché finirebbe contraddetto dalla realtà dei fatti: Careggi, la più grande azienda ospedaliera-universitaria della Toscana, per Calamai è un premio, non una bocciatura. Ha svolto il compito che la giunta regionale le aveva affidato, consistente nella ri-parametrazione contabile dell’Asl livornese, nata sbagliata quanto a conformazione e complessità. E in sanità i conti si fanno tornare solo tagliando servizi e prestazioni.

Per carità, il momento è quello che è, con la crisi finanziaria che prima di diventare economica ha imposto la contrazione dei trasferimenti dal centro alla periferia. Però va detto che le sforbiciate a Cecina sono iniziate assai prima che la recessione si prospettasse, attivate da ragioni che nulla avevano da spartire con lo spread, il fiscal compact o il deficit pubblico a 2034 miliardi. Con determinazione prussiana, Calamai ha svolto il compito che le era stato demandato. Se in caso stupisce che nessuno abbia saputo mitigare i suoi eccessi di zelo e che anzi la luna di miele con quasi tutti i partiti, i sindacati (tranne uno) e i sindaci sia durata tanto a lungo. Si è interrotta a tagli fatti e comunque quando da salvare restavano i servizi scheletriti.

Questione di peso politico, si dice in giro. Ed è vero. Prendiamo ad esempio il caso-Ghezzani e la scia di dimissioni che si porta appresso. Nessuno dei principali attori è riuscito a intuire che i tempi sono cambiati e quanto dirompente sarebbe stato il transito (senza fermate intermedie) dalla giunta al consiglio di sorveglianza dell’Asa. A Livorno, pochi giorni dopo, il sindaco Alessandro Cosimi ha nominato il proprio portavoce Enzo Chioini amministratore unico dell’Aamps. L’operazione è andata in porto, suscitando solo qualche mugugno. In questa maniera Cosimi ha voluto sfidare il vertice della federazione Pd, uscita silenziosa e sconfitta dall’operazione-Ghezzani, e sferzare quanti altri vi hanno partecipato, Stefano Benedetti in primis. Cosa c’entra col peso politico e i tagli di Calamai? C’entra, eccome: un partito diviso in personalismi, correnti e afflitto dal protagonismo, dovrà pur ritrovare il timone per governare un territorio in maniera unitaria, dandosi regole e obiettivi comuni. Anche per la sanità e le partecipate.

@amvalentini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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