Proteste
La ditta fa crac e lui ruba rame
Noto ex imprenditore edile arrestato per la seconda volta in due settimane dai carabinieri
ROSIGNANO. Questa è la storia di un ex imprenditore, probabilmente tanto poco avvezzo a delinquere, da essere arrestato due volte in appena quindici giorni dai carabinieri per furto di rame, l’ultima la notte tra mercoledì e giovedì mentre era all’interno di una ditta di sanitari nella zona di Rosignano.
Eppure Gabriele Biancani, 46 anni, fino a qualche anno fa era un uomo di successo che lavorava tra Cecina e Livorno. Con il padre Giuliano e il fratello costruivano case attraverso la Bigi Costruzioni, vendevano tramite l’immobiliare collegata alla srl e incassavano. Poi è arrivata la crisi e un guaio giudiziario nel quale è rimasto coinvolto il capostipite della famiglia, indagato nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento del progetto immobiliare dei Ghiaccioni, a Collesalvetti, dove l’uomo era il direttore dei lavori.
«Da qualche anno le cose non vanno bene», ha confidato l’uomo ai militari che lo hanno fermato la prima volta. La società in liquidazione, i debiti e il lavoro che sparisce. Eppure le spese restano, anzi aumentano. E per chi vorrebbe mantenere un tenore di vita uguale al passato le difficoltà aumentano. E dire che da qualche tempo sulla sua pagina Facebook provava a definirsi come «un disoccupato con dignità». Strano poi aver scelto il giorno della festa dei lavoratori, il primo maggio, per mettere a segno il primo dei due furti.
Com’è andata due settimane fa lo hanno raccontato i carabinieri in un breve comunicato, spiegando che il furto è avvenuto in via dell'Artigianato, al capannone della Labromare, e che si trattava di una matassa di rame da 500 chili che avrebbe fruttato circa duemila euro.
I militari erano stati avvisati da alcuni residenti che visto l’orario insolito, si erano stupiti nel vedere una persona scavalcare più volte il cancello prima di raggiungere una Fiat Panda parcheggiata poco distante e con i sedili posteriori abbassati.
«Quando lo abbiamo fermato - raccontano dalla caserma - ci siamo subito accorti che non si trattava di un delinquente abituale: ha collaborato e quasi ha chiesto scusa».
È anche tenuto conto di questo comportamento e di una fedina penale praticamente vergine che il giorno successivo il giudice Tiziana Pasquali ha sì convalidato l’arresto ma ha disposto per l’indagato una misura cautelare soft come l’obbligo di firma.
Evidentemente presentarsi un paio di volte al giorno in caserma non lo ha fermato dal progettare altri colpi, così l’altra sera è salito in macchina e si è diretto verso la zona industriale di Rosignano, è entrato in un capannone adibito a magazzino dove viene stoccato materiale di rame e arredamento per il bagno e ha fatto razzia. A scoprirlo poco dopo la mezzanotte sono stati due carabinieri che stavano pattugliando la zona. «Abbiamo visto un’auto allontanarsi con i fari spenti e l’abbiamo fermata», raccontano. All’interno della macchina i militari hanno trovato numerosi oggetti di ferramenta e idraulica per un valore complessivo di migliaia di euro. Quando gli investigatori hanno controllato il capannone hanno scoperto che la porta di ingresso era stata scardinata.
Gabriele Biancani anche in questo caso avrebbe ammesso le proprie responsabilità. Il quarantaseienne ieri mattina è così comparso davanti al giudice per la seconda volta negli ultimi quindici giorni per la convalida. Al termine dell’udienza il giudice Marco Sacquegna ha convalidato l’arresto e disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari. «Poteva andare peggio - commenta dopo l’udienza il suo avvocato Danilo Adoncecchi - questo è il tipico esempio delle conseguenze drammatiche della crisi che stiamo vivendo. Ci sono imprenditori che si uccidono e altri che reagiscono in modo diverso. Per queste persone che mettono in atto gesti legati alla disperazione servono comprensione e pene proporzionate al fatto».
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