Il Tirreno

«Io non c’ero e quello zaino non è mio»

di Alessandro De Gregorio
«Io non c’ero e quello zaino non è mio»

Ablaye Ndoye comincia a difendersi dal carcere. Il suo avvocato incarica un medico legale in vista dei risultati del Dna

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CASTAGNETO. La sua linea è il silenzio in attesa del Dna. Ma qualcosa ha detto Ablaye Ndoye, il senegalese di 34 anni in carcere per l'omicidio della diciannovenne Ilaria Leone. Ha ribadito di non averla uccisa, anzi di non essere stato neanche presente durante il massacro. E ha aggiunto una cosa, una novità: «Non era mio lo zaino dove c’era il cellulare di Ilaria». Ndoye lo ha riferito lunedì al suo avvocato Giovanni Porto, che è andato a trovarlo alle Sughere insieme al medico legale Luigi Papi, nuovo consulente di parte della difesa.

Finora l'avvocato era riuscito a parlare con il suo cliente solo in un'occasione, il 3 maggio, poche ore dopo il fermo e prima dell'interrogatorio del pm Fiorenza Marrara. Le poche cose che aveva detto Ndoye le ha ripetute anche ora in carcere: ha giurato di essere innocente, che la sera dell'omicidio lui non era a Castagneto ma a Marina, in un ristorante. Però non ha specificato in quale, non ha fornito indicazioni per consentire i riscontri e costruirsi un alibi. «Non vuole dirmi neanche il nome del suo datore - spiega l'avvocato Porto - So che lavorava al nero in un'azienda vinicola, ma non vuole fare nomi per non coinvolgere altre persone. E' convinto di uscire e di tornare alla vita di prima». Eventualità comunque impossibile, considerando i tre decreti di espulsione che gravano su di lui.

Ora, i casi sono due: o Ndoye è un gran bugiardo ma rischia molto, perché negare in questa fase significa pregiudicarsi qualsiasi beneficio in sede processuale; oppure potrebbe davvero non essere il mostro che viene dipinto. Lo abbiamo già scritto: se il Dna non dovesse combaciare, Ndoye potrebbe magari risultare coinvolto ma non in prima persona. E le cose cambierebbero. Non a caso i carabinieri continuano a cercare gli «eventuali» complici.

Ablaye non può certo negare le tre telefonate con Ilaria la sera del primo maggio ma giura di non averla vista. E aggiunge un elemento in più a quel «mi hanno incastrato» che sussurrò agli inquirenti il giorno del fermo: lo zaino. Non solo nega di avervi nascosto l’iPhone di Ilaria, ma esclude proprio che quello zaino fosse suo. Ricordiamo che lui era stato fermato in via Dante a Donoratico, in casa di connazionali, dove i carabinieri avevano sequestrato due biciclette e quello zaino. Tutti oggetti che verranno analizzati nei laboratori del Ris. Solo il Dna ci dirà se Ablaye mente o no.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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