Il Tirreno

Gli bruciano l’auto davanti a casa

di Alessandro De Gregorio
Gli bruciano l’auto davanti a casa

Secondo episodio ai danni dello stesso dirigente sportivo. Viste due persone, vendetta o piromani?

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CECINA. Una volta può essere opera dei vandali. E forse dei piromani, visti altri episodi analoghi avvenuti di recente sia a Cecina che a Rosignano.

Certo è che quando ti bruciano due auto nel giro di sette mesi viene da pensare che ce l'abbiano proprio con te. E in effetti è quel che pensa Stefano Ghelardini, 51 anni, dirigente del Volley Cecina. Ieri notte si è visto bruciare la seconda auto di famiglia. Era una Twingo, parcheggiata davanti casa, sul viale della Repubblica. Ai primi di ottobre qualcuno dette fuoco a una Renault Clio, sempre di Ghelardini: in quel caso la macchina era una cinquantina di metri più in là, in via Toscana, davanti al palazzetto dello sport.

Anche allora i vigili del fuoco conclusero che l'incendio era doloso: l'auto fu avvolta dalle fiamme alle 2,30. Il fuoco la divorò, praticamente la liquefece.

Più o meno alla stessa ora ieri notte qualcuno ha deciso che era giunto il momento di incendiare pure la Twingo. E, come nell'episodio di ottobre, non c'erano altre vetture parcheggiate nelle immediate vicinanze. Insomma, non potevano aver sbagliato obiettivo.

Anche questo incendio è sicuramente doloso. Quando il carrattrezzi della ditta Berrugi ha rimosso la macchina, sulla strada sono rotolati i resti di una molotov: una bottiglia con uno straccio infilato nel collo. Non solo: due testimoni, ragazzi che abitano da quelle parti, hanno visto fuggire in direzione dell'Acquavillage una persona (giovane, a quanto pare) che indossava una felpa col cappuccio tirato su; e contemporaneamente hanno notato un’auto bianca di piccola cilindrata allontanarsi a tutta velocità. Sono stati proprio loro, i due testimoni, ad avvisare i carabinieri che poi sono stati chiamati anche dalla moglie di Ghelardini.

«Stavamo dormendo - racconta Ghelardini - quando mia figlia al piano terra ha visto i bagliori dal vetro della porta. Si è alzata, ha capito che la nostra auto stava andando a fuoco, ha urlato. Mi sono svegliato e sono corso fuori, mia moglie ha chiamato i vigili del fuoco. Saranno state le 3,40. I pompieri sono stati rapidissimi e hanno evitato che le fiamme attaccassero anche i pini. Il fuoco era partito da sotto, la conferma è arrivata quando abbiamo visto la molotov sbucare dalla carcassa dell’auto. Alla fine, anche questa macchina è da buttare via».

«Non ho la minima idea di chi possa avercela con me - prosegue Ghelardini - non faccio una professione particolare, vendo la plastica dal Giannini. Non c'è alcun tipo di collegamento con il lavoro, ma neanche con la pallavolo. E nemmeno con la famiglia. Certo è che una volta poteva essere un caso, la seconda è una sfortuna infame? Ovviamente non ero assicurato contro gli incendi e non so cosa fare. Compro un'auto nuova con la paura che mi brucino anche questa? Mi hanno preso di mira, è un fatto. I carabinieri mi hanno assicurato che faranno le loro indagini, io forse installerò delle telecamere».

Non si esclude però che Ghelardini sia particolarmente sfortunato e che dietro questo episodio ci sia la mano dei piromani. Ricordiamo infatti che un paio di settimane fa, la notte del 29 aprile, in via Montevecchi era andata a fuoco la Bmw di un agente immobiliare. E che a metà aprile, sempre di notte ma a Rosignano, cinque auto erano state distrutte dalle fiamme e altre due danneggiate.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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