La manifestazione
«Finalmente il processo, così verrà fatta chiarezza»
Peculato e assenteismo: Del Ghianda, rinviato a giudizio insieme a Regoli, contrattacca e spara sul Comune: «Si è addirittura costituito parte civile...»
ROSIGNANO. «Finalmente andiamo a processo, così verrà fatta chiarezza su questa assurda vicenda». Riccardo Del Ghianda accoglie così la notizia del rinvio a giudizio (suo e del dirigente Edina Regoli), con udienza fissata al 3 ottobre, per peculato e truffa ai danni dello Stato.
Finalmente, dice, «potrò difendermi e dimostrare la mia innocenza. Per questo non ho mai chiesto e mai chiederò patteggiamenti o altri riti alternativi. Voglio andare in tribunale: lo chiedo da un anno, lo aspetto da tre, da quando è iniziata questa vicenda. Il Comune si è costituito parte civile? Questa cosa si commenta da sola...».
Finisce davanti a un giudice dunque l’inchiesta sul presunto assenteismo all'ufficio cultura del Comune e al museo archeologico di Palazzo Bombardieri di cui la Regoli è direttrice e Del Ghianda dipendente. Lei è difesa dall’avvocato Alberto Uccelli, lui da Marco Caradonna. Nello specifico, Del Ghianda è accusato di aver utilizzato a fini personali una Fiat Punto e un Fiat Ducato del Comune con la copertura della Regoli.
La vicenda esplose nel gennaio del 2011 quando i carabinieri, inviati dal sostituto Gianfranco Petralia, eseguirono un controllo all'interno degli uffici del settore cultura. Sia per Regoli che per Del Ghianda il gip Antonio Pirato emise, nel dicembre di quell'anno, un'ordinanza di interdizione per un mese dai pubblici uffici. Il pm Petralia addirittura chiese i domiciliari.
Del Ghianda ha sempre detto di essere sereno, che il suo lavoro prevedeva attività legate alle iniziative museali e commissioni esterne come i laboratori didattici. In trent'anni mai un richiamo, anzi molti apprezzamenti, aggiunse.
Non conteneva apprezzamenti invece la lettera anonima che qualcuno fece recapitare al comandante dei carabinieri. Dieci righe in cui Del Ghianda era accusato di andare "sempre in giro con il furgone del Comune per cose sue”, di prendere in giro tutti, di vantarsene perché “nessuno lo può toccare". A sua volta la Regoli era accusata di coprirlo “perché è come lui". Era l'estate del 2010 e da quella lettera scattarono le indagini.
La Regoli ha sempre tenuto un profilo piuttosto basso, limitandosi a dire di essere un funzionario e non un’impiegata, di svolgere cioè molte attività non nell'orario tradizionale. Quanto al peculato, ironizzò affermando che era la prima che una persona veniva accusata di peculato per aver fatto un uso improprio della propria vettura personale, «perché il mezzo cui ci si riferisce è la mia scassatissima vettura privata, una Fiat Punto grigia, che tutti a Rosignano ben conoscono, come una banale interrogazione al Pra avrebbe potuto dimostrare».
Del Ghianda andò anche oltre: «Mi hanno colpito - disse - perché ho preso posizione contro la situazione gestionale e politica del territorio e in particolare rispetto al settore dei rifiuti. Quando dissi che il 25% della Rea era in odore di infiltrazioni criminali fui minacciato di querela. Poi arrestarono due soci privati, Faggiano e Gavioli di Enerambiente». Ex Pci, Pds, Ds e Pd, Del Ghianda definì il Pd «un comitato di affari» e uscì dal partito.
Oltre all'interdizione per un mese, per i due scattà anche un provvedimento disciplinare interno. La commissione del Comune stabilì infatti quattro mesi e mezzo di sospensione dal lavoro per Regoli e sei mesi per Del Ghianda.(a.d.g.)
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