Proteste
C’è anche l’occultamento di cadavere
Si aggrava la posizione di Ablaye Ndoye, già in carcere con l’accusa di omicidio. Iniziati i confronti al Ris di Roma
CASTAGNETO. Mentre si aggrava la posizione di Ablaye Ndoye, al quale oltre all’omicidio e alla tentata violenza sessuale viene attribuito anche il reato di occultamento di cadavere, ieri nei laboratori del Ris di Roma sono iniziati i confronti e gli accertamenti sui reperti raccolti dagli investigatori. Ancora nessuna novità sul fronte del Dna e del presunto liquido seminale rinvenuto sul corpo di Ilaria Leone, la diciannovenne di Castagneto massacrata la notte del primo maggio e trovata cadavere l’indomani in un uliveto.
Gli avvocati Nicodemo Gentile (il legale della famiglia della ragazza) e Giovanni Porto (difensore di Ndoye) non hanno ricevuto comunicazioni particolari dai loro consulenti presenti ieri nei laboratori romani secondo quando prevede il codice in materia di accertamenti irripetibili. A quanto pare la giornata è filata via per catalogare le decine di reperti e tamponi che i biologi del Ris dovranno analizzare e confrontare per stabilire se a uccidere la ragazza sia stato Ndoye, se sia stato solo lui, se Ilaria sia stata violentata. Le risposte, almeno le prime, non arriveranno prima di lunedì quando riprenderanno le operazioni al Ris.
Intanto neanche sul fronte investigativo si registrano particolari novità rispetto a quelle di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi. Le uniche sono contenute nelle motivazioni in base alle quali martedì il giudice Antonio Pirato aveva convalidato il fermo del trentaquattrenne senegalese disponendo il mantenimento della custodia cautelare in carcere. E nelle motivazioni, depositate ieri, il giudice ipotizza anche il reato di occultamento di cadavere, come del resto era prevedibile visto che il corpo di Ilaria era stato trovato in parte nascosto sotto alcune frasche.
Nei confronti di Ndoye, scrive il gip, ci sono »gravi indizi di colpevolezza» e c'è «pericolo di fuga». Nelle 14 pagine del provvedimento Pirato considera «saldo e coerente» il mosaico accusatorio a carico di Ndoye, compresa l’accusa di tentata violenza sessuale, e individua nel sesso lo stesso movente. Infine ipotizza che quella sera Ablaye Ndoye e Ilaria avessero un appuntamento per motivi di droga: Ndoye in sostanza sarebbe stato il suo spacciatore.
Si vedrà cosa diranno le analisi e i raffronti sul Dna. E si vedrà se gli investigatori continueranno a cercare gli eventuali complici, come ammise lo stesso procuratore capo Francesco De Leo e come hanno fatto per una settimana, anche dopo il fermo di Ndoye, i carabinieri. La sensazione resta la stessa: il caso potrebbe essere molto meno semplice di quanto sembra.(a.d.g.)
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