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La promessa della sinistra col gusto della polemica

CECINA. Classe ’75, Michela Ghezzani è stata l’enfant prodige della sinistra cecinese. Ha seguito l’evoluzione del partito fino alla fusione a freddo con la Margherita. E più di una volta qualcuno ha...

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CECINA. Classe ’75, Michela Ghezzani è stata l’enfant prodige della sinistra cecinese. Ha seguito l’evoluzione del partito fino alla fusione a freddo con la Margherita. E più di una volta qualcuno ha pensato che stesse studiando da sindaco. I titoli, nonostante i 38 anni da compiere a fine mese, ce li avrebbe avuti. A partire da un cursus honorum che l’ha vista servire ai tavoli della festa dell’Unità da ragazzina e assessore in età matura. Da oltre 15 anni ricopre incarichi politici.

Nel ’97 è responsabile della sinistra giovanile, l’anno dopo entra nel mondo dei grandi: Samuele Lippi le affida le politiche sociali per il partito. L’impegno le vale una candidatura alle comunali in una delle 4 liste che supportano Paolo Pacini. La spunterà per il rotto della cuffia, grazie all’alfabeto. Arrivata ultima degli eleggibili a pari preferenze (61) con Enrico Pieraccini, entrerà per un cavillo. Ha 24 anni e nel turbine delle commissioni viene inserita nella terza, inoltre è nominata capogruppo dei Ds.

Sono anni di iperattivismo per Michela Ghezzani che partecipa al dibattito politico con quella punta polemica che non l’hai mai abbandonata. Interviene su sanità, commercio, bilancio e opere pubbliche. Una passione e un attaccamento alla maglia, si direbbe nel calcio, che non sfuggono a chi sta sopra di lei. Al punto che, alla vigilia del secondo mandato Pacini, si parla già di assessorato. E così sarà: il sindaco di Palazzi le affida a 29 anni (unica donna della giunta) le deleghe al bilancio.

A chi se non a lei che ha una laurea in economia più master alla Bocconi? In questi 5 anni Ghezzani è impegnata nella gestione dei soldi pubblici, nella costituzione dell’azienda farmaceutica ed è alle prese con i primi tagli al bilancio. Nel febbraio 2008 assume anche la delega al sociale dopo le dimissioni di Samuele Lippi. Alle primarie per il candidato sindaco sostiene Stefano Benedetti.

E proprio quando Benedetti strappa per un soffio (giugno 2009) la fascia a Paolo Barabino, l’unico nome certo tra i papabili in giunta è proprio il suo. Avrà la delega ai lavori pubblici.

Figura d’esperienza, Ghezzani parte col piede sull’acceleratore ma dopo due anni il suo entusiasmo si scontra con il patto di stabilità.

«Ci sono i soldi ma non si possono spendere», sarà il suo mantra. Intanto sale all’altare e arriva la maternità. La sua presenza, anche ai ricevimenti in Comune si fa più saltuaria. Si vocifera che l’assessore Carli si faccia carico anche delle sue incombenze. Nel 2012 scivola su una buccia di banana: alla sua utenza telefonica di servizio vengono addebitati 11mila euro in tre mesi. «Colpa del wap», si dirà. Lei si giustifica spiegando che ha solo inserito la scheda del Comune in un iPhone.

Alla fine la Tim concede uno sconto di oltre 10mila euro, ma dice che non ci sono stati errori. Ghezzani paga i 600 euro restanti e si defila un po’.

Innesca l’ultima polemica nel consiglio di marzo. Francesco Musotto l’accusa di negligenza per il tetto pericolante alle Alberti, lei si stizzisce e rifiuta il confronto. Poi si siede dietro i consiglieri e a un assessore confida: «Non ne posso più. Me ne andrei ma non mi fanno dimettere».

Rino Bucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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