Il Tirreno

Dna: oggi il confronto nei laboratori del Ris

di Alessandro De Gregorio
Dna: oggi il confronto nei laboratori del Ris

Gli accertamenti previsti per ieri all’ultimo momento sono slittati di un giorno Una consulente della difesa infatti è stata convinta a rinunciare all’incarico

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CASTAGNETO. Il Dna-day è slittato a oggi. Sempre a Roma, nella sede del Ris, dove verranno messe a confronto le tracce organiche trovate sulla vittima e sulla scena del crimine con quello che al momento è l'unico indiziato. Il senegalese Ablaye Ndoye, 34 anni, resta in carcere con l'accusa di tentata violenza sessuale e omicidio. La salma di Ilaria Leone, 19 anni, uccisa la notte del primo maggio e abbandonata in un uliveto, resta sotto sequestro all'istituto di medicina legale di Pisa. Potrebbero essere necessari ulteriori accertamenti, per i funerali bisogna attendere.

Bici e complici. Esce dall'inchiesta la misteriosa auto, i carabinieri dicono di restare concentrati sulle due mountain bike sequestrate dalla villetta di via Dante a Donoratico, l'alloggio dove abitano alcuni connazionali di Ndoye e dove lui era stato fermato la scorsa settimana, venerdì mattina. Una delle due biciclette, quella senza fanale, è attribuita a Ndoye; così come lo zaino dove era stato rinvenuto il cellulare della ragazza uccisa. Ma l’altra bicicletta di chi era? Si continuano a cercare gli eventuali complici e in particolare due amici di Ndoye o comunque gente che lui frequentava abitualmente. Li hanno cercati ovunque, anche in pineta a Marina, anche lungo la ferrovia e tra le case cantoniere. Per ora nessuna novità è stata comunicata.

Una biologa rinuncia. Intanto come dicevamo è slittato di un giorno l'appuntamento alla caserma Salvo D'Acquisto per gli accertamenti sui reperti, alcuni dei quali (come il presunto liquido seminale trovato sul corpo della ragazza) sono ad alta deperibilità. Perché questo rinvio? Perché una delle consulenti della difesa, la biologa molecolare forense Emanuela De Vittori, è sposata con un carabiniere del Ris di Roma. La circostanza non avrebbe creato alcuna incompatibilità ma la dottoressa sarebbe stata invitata "informalmente" a rinunciare all'incarico. Ed è quello che lei ha fatto, ieri mattina. A Roma sono rimasti il medico legale Sergio Scalise (consulente della famiglia della vittima) e l'altra biologa (Marina Baldi) già incaricata dall'avvocato difensore Giovanni Porto. Sarà alla loro presenza che verranno eseguiti confronti ed esami. L'appuntamento è alle 14,30. Difficile che i primi risultati vengano comunicati subito. Forse ci vorranno un paio di giorni, così almeno dicono.

Prove e indizi. Nel frattempo Ndoye attende. Sembra fiducioso, a sentire il suo avvocato. Pare che confidi nel Dna. E se avesse ragione? Secondo i carabinieri lui è coinvolto fino ai capelli (stamani dovrebbe essere depositata la motivazione della convalida del fermo e della misura cautelare). In realtà al momento contro Ndoye ci sono solo indizi. Il senegalese viene "messo" sulla scena del delitto all'ora del delitto per due motivi: le telefonate con la vittima (tre chiamate tra le 22 e le 22,30 di mercoledì) e la vicinanza delle loro celle. Vicinanza però è concetto assai relativo. Il raggio d'azione di una cella oscilla tra i 300 e i 900 metri dal pilone. Due persone che si telefonano a 1,8 chilometri di distanza possono trovarsi in due celle vicine. E in quel raggio vi rientra tutto il paese di Castagneto.

Ndoye poi addosso non ha neanche un segno. La vittima è stata inizialmente strozzata, poi colpita a mani nude, tramortita con un pugno al naso che le ha fratturato il setto ed è morta soffocata dal suo sangue. Ilaria è stata massacrata. Avrà anche reagito. Possibile che l'assassino non abbia neanche un graffio sulle mani? E se Ndoye non verrà inchiodato dal Dna, quindi se non l'ha violentata, e se non l'ha neanche picchiata, cosa ha fatto? Potrebbe averla tenuta ferma, o semplicemente essere stato lì. Oppure no.

Infine c'è il telefonino, quell'iPhone trovato nello zaino di Ndoye al momento del fermo. Il senegalese non ha specificato cosa volesse dire quando, interrogato dal pm, ha accusato i suoi connazionali di volerlo incastrare. Forse si riferiva al fatto che qualcuno ce lo aveva messo a sua insaputa? Gli inquirenti non gli credono, ma anche in questo caso bisogna osservare i fatti da prospettive diverse.

Dubbi e prospettive. Ablaye non è uno sprovveduto. Irascibile, rissoso, forse violento ma non stupido. Per aggirare tre decreti di espulsione ha fatto aprire un'istruttoria a Roma chiedendo l'asilo politico. Ablaye spacciava un po' di fumo, dicono. Ma era, è, assai scaltro e prudente. Ecco: è difficile pensare che uno del genere ammazzi una sua amica o assista al suo omicidio, poi prenda il cellulare della vittima e lo tenga con sé. Non sapeva che i Ros lo avrebbero localizzato grazie al Gps? Forse. Però sapeva che quell'iPhone scottava, se è vero quel che poi ha raccontato il suo amico che lo ha di fatto consegnato ai carabinieri (e cioè che gli aveva chiesto di riconfigurarlo, di cancellare la memoria). Uno che teme il contenuto di quel cellulare se lo porta dietro per un giorno e mezzo?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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