Il Tirreno

Un miliardo e mezzo dalla fusione con Ineos

Anna Cecchini
Un miliardo e mezzo dalla fusione con Ineos

Questa la buona uscita che Solvay riceverà dopo la joint-venture per il Pvc Da via Piave rassicurano: «Nessun cambiamento per i lavoratori»

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ROSIGNANO. L’operazione Pvc frutterà alla multinazionale Solvay una somma che dovrebbe aggirarsi intorno al miliardo e mezzo di euro.

Questa la cifra che Ineos dovrebbe garantire all’azienda chimica belga al termine della joint-venture per la produzione del Pvc. Una fusione che, se tutti i passaggi istituzionali andranno in porto, dovrebbe concretizzarsi con l’avvio del 2014.

Nessuna produzione di Pvc a Rosignano. Il giorno dopo l’annuncio della fusione, la sede locale di Solvay fornisce alcuni dettagli in più sull’operazione. Assicurando immediatamente che per i lavoratori che passeranno da Solvay a Ineos non cambierà assolutamente nulla. «La joint-venture - precisa Antonello De Lorenzo, responsabile della comunicazione per lo stabilimento Solvay - coinvolge, in tutta Europa, non solo tutte le produzioni di Pvc già attive, ma anche tutti gli impianti che fanno elettrolisi e cloroderivati, come quello rosignanese che produce clorometani». A scanso di equivoci, da via Piave arriva la garanzia che la fusione non prevede a Rosignano alcuna produzione di Pvc.

«Questo materiale - prosegue De Lorenzo - rappresenta la fine della filiera produttiva, non verrà prodotto a Rosignano». Semplicemente la fusione Ineos-Solvay prevede che le unità produttive rosignanesi di elettrolisi, ricerca elettrolisi e clorometani, passino sotto l’egida del nuovo soggetto, che inizialmente avrà una compartecipazione al 50% delle due multinazionali. «Siamo una delle 5 celle di produzione con idrolisi a membrana - spiega De Lorenzo- che entreranno nella joint-venture. Significa che l’investimento stato alcuni anni fa per passare dalle celle a mercurio a quelle a membrana è stato valido». Tra l’altro, sempre come fanno notare da via Piave, i reparti che “transiteranno” sotto Ineos sono di grande qualità, dato che «l’unità ricerca elettrolisi ha celebrato i 50 anni di attività nel 2012, e l’elettrolisi è un reparto dove da 30 anni non accadono infortuni».

Passaggio di cento dipendenti. Il trasferimento degli impianti di pertinenza Solvay sotto la direzione del soggetto che nascerà dopo la joint-venture comporterà anche un “passaggio” di lavoratori.

Se inizialmente Solvay aveva ipotizzato che si trattasse di 85 persone, dopo alcuni conteggi è emerso che i dipendenti da “trasferire” sarebbero un centinaio. «In verità - assicura De Lorenzo - per questi lavoratori non cambierà nulla. Continueranno a lavorare negli stessi impianti in cui lavorano adesso e a fare le stesse attività». Certo, i loro contratti “transiteranno” da Solvay al nuovo soggetto.

L’operazione economica. La fusione europea per la produzione di Pvc porterà nelle tasche della multinazionale belga un anticipo iniziale di 250 milioni di euro.

Nell’arco di circa sei anni - questo prevede l’accordo - Ineos rileverà le quote Solvay (il 50% della joint-venture) che riceverà un’uscita che potrebbe aggirarsi intorno al miliardo e mezzo di euro. Una cifra che in verità non può essere calcolata esattamente dato che, come spiegano in via Piave, sarà basata sull’andamento del parametro Rebitda nell’arco dei 4-6 anni di fusione, che poi sarà moltiplicato per 5,5. Fatto sta che, essendo il Rebitda secondo i dati 2012 pari a 257 milioni, la buona uscita finale dovrebbe essere per Solvay intorno a un miliardo e 400mila euro.

Gli impianti che restano a Solvay. Da via Piave arriva la garanzia che il progetto della Joint-venture con Ineos sarà chiarito in maniera più dettagliata ai sindacati e spiega che, a livello locale, Solvay resterà proprietaria degli impianti di sodiera, cloruro di calcio, bicarbonato, acqua ossigenata e perossiddati, oltre che dei cantieri, lago di Santa Luce, Solval e Solmare.

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