Finanza
Fatto, protagonisti e ipotesi investigative
La sera di mercoledì 1 maggio Ilaria Leone smonta alle 22 dalla pizzeria La Gramola, a Castagneto, dove lavora. La ragazza indossa ancora la divisa di servizio, vede alcune persone e si incammina per...
La sera di mercoledì 1 maggio Ilaria Leone smonta alle 22 dalla pizzeria La Gramola, a Castagneto, dove lavora. La ragazza indossa ancora la divisa di servizio, vede alcune persone e si incammina per l’uscita del paese. Telefona e viene richiamata da Ablaye Ndoye, ci sono tre telefonate dalle 22 alle 22,30. Ndoye poco prima ha cenato in via Dante 1, a Donoratico, ospite di connazionali tra cui "Amsa", l'esperto di telefonini. Poi è uscito in bicicletta. La sua cella telefonica lo “colloca” a Castagneto alle 22,30. Tra quell’ora e mezzanotte Ilaria viene violentata, massacrata e abbandonata in un uliveto, in località Piantoni. Ha il setto nasale rotto, sul collo i segni di un tentativo di strangolamento. Ma è viva. Muore poco dopo, soffocata dal suo sangue. Ha i pantaloni semiabbassati ma è senza slip, che vengono ritrovati poco più in là, integri. Mancano i documenti e il cellulare quando l’indomani viene scoperto il cadavere della ragazza. La sera i carabinieri prelevano a Piombino e dopo qualche ora rilasciano l'ex fidanzato, un operaio di Sassetta. Poi si mettono a caccia di Ndoye. Venerdì mattina fermano un senegalese ma sbagliano persona. “Amsa" il tecnologico va in caserma e racconta che Ndoye gli ha chiesto di formattare un iPhone. Ndoye viene catturato in via Dante, nello zaino ha il telefonino di Ilaria. Lui giura di non avercelo mai messo. Finisce in carcere. Per la procura lui quella notte lui era lì, con Ilaria, durante il massacro: ma addosso il senegalese non ha nemmeno un graffio e inoltre spuntano nuovi elementi ritenuti molto interessanti. Così i carabinieri si mettono in cerca di altre due persone, sequestrano una seconda bici e un’auto. E il caso, che sembrava già risolto, diventa un vero giallo. (a.d.g.)
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