Il Tirreno

Venti negozi chiusi in sei mesi, è crisi

di Alessandra Bernardeschi
Venti negozi chiusi in sei mesi, è crisi

Confcommercio e Confesercenti hanno chiesto un faccia a faccia urgente al sindaco: «Bisogna puntare sul turismo»

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ROSIGNANO. Venti negozi chiusi negli ultimi sei mesi. È allarme crisi per il commercio rosignanese. Ecco perché le associazioni di categoria chiedono al Comune un faccia a faccia urgente per trovare una ricetta che argini la crisi.

L’incontro tra Confcommercio e Confesercenti e il sindaco è previsto per questa mattina. Tanti i punti che saranno affrontati. La profonda crisi che sta attraversando il commercio anche nel territorio comunale, le previsioni, in forte flessione, sulle presenze turistiche per l’estate alle porte, il trasferimento del mercato di Vada, il problema dei camper in sosta lungo le strade, sono alcuni dei temi sul piatto della bilancia. Con un unico scopo: quello di puntare sull’accoglienza turistica per ridare ossigeno all’imprenditoria locale. Su tutto, i rapporti tra le associazioni di categoria e l’amministrazione comunale per trovare punti di collaborazione in un momento non facile per il comparto. «I dati relativi al commercio sono neri – dice Domenico Chiste di Confcommercio – basta camminare lungo le strade principali del comune per vedere quanti fondi siano sfitti e chiusi.

Un dato rilevatore della crisi è che a chiudere in questi mesi sono state anche le agenzie immobiliari; almeno tre hanno abbassato le saracinesche. Si tratta davvero di un brutto segno collegato alla crisi edilizia ma anche alle sempre minori capacità di spesa dei cittadini». Una crisi che dilaga piano piano: «non solo negozi chiusi a Rosignano Solvay lungo la via Aurelia – dice Paolo Biasci di Confesercenti - ma anche in altre aree tipicamente commerciali come quella lungo i portici di piazza del Risorgimento o alle Cinque strade. E purtroppo le previsioni delle presenze turistiche non vanno meglio. Ancora non ci sono dati certi ma si parla già di una forte flessione rispetto anche allo scorso anno». Il bilancio tra negozi aperti e chiusi che come ogni fine anno stila il Comune e che prende in considerazione tutto il territorio comunale è comunque positivo, anche se di sole 4 nuove aperture. «Ma il problema – dice Domenico Chiste – è che solo negli ultimi sei mesi abbiamo conteggiato almeno 20 fondi sfitti. Insomma, sempre più spesso chi chiude non riesce a vendere o a riaprire.

Fondi chiusi significa vetrine spente, sporche o serrande abbassate per periodi sempre più lunghi. E alla fine, un’intera zona perde attrattiva». Un esempio è la via Aurelia a Rosignano Solvay ma negozi chiusi e non più riaperti si trovano anche a Castiglioncello (dove al momento il commercio sembra reggere anche grazie all’impegno degli operatori aperti anche nei giorni festivi estate e inverno) o a Vada. Per frenare questa emorragia secondo i rappresentanti delle associazioni di categoria la ricetta possibile passa attraverso il turismo. «Puntare sul prolungamento della stagione, sulla creazione di eventi oggi più che mai è fondamentale», dicono Biasci e Chiste. Per questo si vede di buon occhio la nascita dei Centri commerciali naturali che possono avvalersi, attraverso progetti specifici, di fondi regionali. Altro nodo avanzato in questi giorni anche dagli stessi operatori commerciali, quello delle soste camper lungo le strade e nei parcheggi pubblici. «Chiediamo solo che venga fatta rispettare la legge – dicono i due esponenti delle associazioni- è vero che i camper sono veicoli e in quanto tali possono parcheggiare all’interno delle aree sosta ma all’interno di queste zone non possono appunto campeggiare, ossia non possono cucinare, installare tende o quant’altro. Per questo tipo di vacanza ci sono le aree attrezzate o i campeggi. Servono maggiori controlli sul territorio».

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