Sicurezza
Omicidio di Castagneto, il sospetto di uno stupro di gruppo: il gip convalida il fermo di Ablaye Ndoye
Il trentaquattrenne arrestato non avrebbe agito da solo: sarebbero stati in tre a violentare e massacrare di botte Ilaria Leone. Il gip ha convalidato il fermo e confermato la misura cautelare in carcere per Ablaye Ndoye che durante l'interrogatorio di garanzia si è avvalso della facoltà di non rispondere
Potrebbero essere stati in tre a massacrare Ilaria Leone dopo averla violentata. Un'ipotesi che sprofonda ancora di più questo delitto nel pozzo dell'orrore.
Due complici. L'assassino: o gli assassini. Usa il plurale il procuratore capo Francesco De Leo, che torna sui suoi passi. Sabato mattina aveva lasciato aperta questa ipotesi, poi l'aveva esclusa alla luce dell'esito dell'autopsia. Ieri l'ha riaperta. Non può essere un caso. E non lo è. I carabinieri cercano altre due persone come raccontiamo oggi sul giornale in edicola.
Intanto stamani è stato convalidato il fermo ed è stata confermata la misura cautelare in carcere per Ablaye Ndoye che davanti al gip, Antonio Pirato, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Presente in tribunale a Livorno anche il pm Fiorenza Marrara. L'interrogatorio di garanzia è durato pochi minuti, il tempo della formalizzazione delle accuse. Subito dopo Ndoye è stato riaccompagnato nel carcere Le Sughere di Livorno.
LE INDAGINI. «Non si esclude la presenza di complici nell’attività delittuosa». Lo ha detto il procuratore capo di Livorno, Francesco De Leo, nel corso di un incontro con la stampa che si è svolto ieri. De Leo ha spiegato che i complici potrebbero aver non solo favorito l’omicidio ma aver partecipato attivamente. È un’ipotesi su cui stanno lavorando gli inquirenti.
Per il momento la salma resta sotto sequestro: il procuratore capo ha spiegato che è necessario fare ulteriori accertamenti tecnici sul corpo. Slittano quindi i funerali.
IL FATTO Ilaria pestata e soffocata dal suo sangue
LA COMUNITA' SENEGALESE. L’arresto di Ndoye ha creato dolore e sconcerto nella comunità senegalese. «C’è sempre stato uno storico affetto e molta stima tra la comunità e la popolazione locale a Donoratico - dice Diop Mbaye, capo della comunità senegalese in Toscana -. La mamma di Ndoye lavora a Donoratico da 10 anni ed è disperata. Vorrebbe chiedere scusa alla madre di Ilaria ma prova un profondo senso di vergogna e di dolore. Il nostro obiettivo è di non guastare i rapporti. Quanto agli stranieri la situazione in Italia è piena di contraddizioni: da una parte lo Stato non dà il permesso a gente che lavora e cerca di vivere onestamente dall’altra ci sono persone che delinquono e fanno come vogliono. E pertanto non hanno alcun interesse, se ne fregano di avere i documenti».
Diop prende le distanze dal giovane arrestato che definisce una "mela marcia": «Da quando è in Italia - ha aggiunto - Ndoye non ha mai avuto a che fare con nessuno di noi, stava da solo in un riparo sulla spiaggia e non era integrato con la nostra comunità. Noi vogliamo prendere le distanze da lui. In Italia sembra che si favorisca chi delinque, mentre si va a rincorrere chi cerca di vivere pacificamente». Insieme al segretario generale della comunità livornese Dieng Cheikh, Mbaye ha annunciato nei prossimi giorni alcune iniziative sul tema integrazione. La comunità senegalese di Donoratico è composta da circa 400 persone.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
