Il Tirreno

È un Pd disorientato E ora i renziani chiedono la tessera

Sindaco e vice presenti a Laboratorio democratico Garigali assicura: «Nessuna lista civica, solo collaborazioni»

3 MINUTI DI LETTURA





CECINA. Lo dice in tono pacato ma fermo Edoardo Battini, giovane studente forte del suo viaggio di studio in Svezia: «Il problema di fondo del Pd è che gli manca un modello culturale chiaro di riferimento». Un discorso che cadeva come una sorta di doccia gelata in mezzo alle accalorate ed emotive prese di posizione di tanti esponenti del Partito democratico che in riunione dopo gli eventi drammatici delle elezioni presidenziali chiedevano i "nomi" dei cento "traditori" che non avevano votato Prodi. E lo studente con calma esponeva la sua tesi: quello del Pd era una sorta di riformismo evanescente di cui i cittadini non riuscivano a fissare i connotati.

«In Europa - precisava - tutti sanno quali sono i punti di riferimento culturali ed ideali dei partiti socialisti». Non così in Italia. Ma prima di lui il dibattito dei militanti del Pd riuniti nel circolo Rossa si era espresso in particolare con le emozioni dell'assessore Giamila Carli che lamentava la scelta "rovinosa" della partecipazione al governo Monti, all'origine di molti mali, mentre invece «si doveva andare subito alle elezioni». Peraltro nella sua relazione Alessandra Meini, segretario comunale, aveva ripercorso tutte le fasi della drammatica vicenda non oscurando che prima dei "tradimenti" sul voto a Prodi c'era stata anche la fase non proprio brillante del voto mancato a Marini. E Massimo Marini, già assessore alla cultura, chiosava sibillino: «Ma forse è meglio non conoscere i nomi dei cento e uno così detti traditori. Ci salviamo così da amare ed imprevedibili sorprese».

Ma i renziani che fanno? Proprio di fronte allo scoramento generale ecco che prende la parola Valentina Costagli, la leader di Cecina Adesso, e chiede la tessera del Pd: «Sì, questo è il momento di impegnarsi - afferma - in prima persona dentro il partito. Vietato tirarsi indietro». Così anche Luigi Valori. La parola d'ordine che passa tra i seguaci di Matteo Renzi è quella che non si può assumere atteggiamenti pilateschi.

Tuttavia Stefano Benedetti, il sindaco, e Antonio Garigali, il vice, quella mattina di discussione in assemblea generale alla Rossa non ci sono. Un'assenza notata. Anche perché i due invece qualche giorno dopo erano presenti alla riunione del Laboratorio democratico, l'altro gruppo dei renziani. Interpellato in proposito Garigali smentisce ogni ipotesi di contributo degli amministratori del Pd alla costituzione di un'ipotesi di lista civica. «Non fantastichiamo - dice - sulla partecipazione mia e del sindaco, su invito, alla riunione di Ld. Riunione in funzione di iniziative sul sociale che quel gruppo di giovani si propone di attuare. Iniziative che apprezziamo e che non sono in alternativa a Cecina Adesso con cui ci confrontiamo in spirito costruttivo».

Certo il momento del disorientamento emerge con nettezza e recentemente i renziani livornesi e della provincia si sono riuniti nella sede del Pd di Donoratico per fare il punto di fronte agli appuntamenti prossimi. Le difficoltà delle amministrazioni locali sono emerse con chiarezza e la necessità del "rinnovamento" espressa senza remore. (c.r.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa