Il Tirreno

Omicidio di Castagneto, la Procura: «Ablaye forse aveva dei complici»

Omicidio di Castagneto, la Procura: «Ablaye forse aveva dei complici»

L’ha dichiarato il procuratore capo di Livorno, Francesco De Leo. La salma resta sotto sequestro: slittano i funerali. Il capo della comunità senegalese in Toscana: «Da quando Ablaye è in Italia non si era integrato con la nostra comunità»

2 MINUTI DI LETTURA





«Non si esclude la presenza di complici nell’attività delittuosa». Lo ha detto il procuratore capo di Livorno, Francesco De Leo, nel corso di un incontro con la stampa che si è svolto questa mattina sul delitto di Castagneto Carducci in cui ha perso la vita Ilaria Leone, la ragazza di 19 anni. De Leo ha spiegato che i complici potrebbero aver non solo favorito l’omicidio ma aver partecipato attivamente. È un’ipotesi su cui stanno lavorando gli inquirenti. Un'ipotesi che era stata nettamente smentita dalla stessa Procura subito dopo l'autopsia, sabato 4 maggio. Resta dunque da capire se e quali elementi nuovi potrebbero giustificare questa diversa dichiarazione.

A

Per il momento la salma resta sotto sequestro: il procuratore capo ha spiegato che è necessario fare ulteriori accertamenti tecnici sul corpo. Slittano quindi i funerali. Martedì, alle 8.30 ci sarà l’interrogatorio di garanzia in carcere per Ablaye Ndoye, il senegalese accusato di tentata violenza e di omicidio.

IL FATTO Ilaria pestata e soffocata dal suo sangue

L’arresto di Ndoye ha creato dolore e sconcerto nella comunità senegalese. «C’è sempre stato uno storico affetto e molta stima tra la comunità e la popolazione locale a Donoratico - dice Diop Mbaye, capo della comunità senegalese in Toscana -. La mamma di Ndoye lavora a Donoratico da 10 anni ed è disperata. Vorrebbe chiedere scusa alla madre di Ilaria ma prova un profondo senso di vergogna e di dolore. Il nostro obiettivo è di non guastare i rapporti. Quanto agli stranieri la situazione in Italia è piena di contraddizioni: da una parte lo Stato non dà il permesso a gente che lavora e cerca di vivere onestamente dall’altra ci sono persone che delinquono e fanno come vogliono. E pertanto non hanno alcun interesse, se ne fregano di avere i documenti».

Diop prende le distanze dal giovane arrestato che definisce una "mela marcia": «Da quando è in Italia - ha aggiunto - Ndoye non ha mai avuto a che fare con nessuno di noi, stava da solo in un riparo sulla spiaggia e non era integrato con la nostra comunità. Noi vogliamo prendere le distanze da lui. In Italia sembra che si favorisca chi delinque, mentre si va a rincorrere chi cerca di vivere pacificamente». Insieme al segretario generale della comunità livornese Dieng Cheikh, Mbaye ha annunciato nei prossimi giorni alcune iniziative sul tema integrazione. La comunità senegalese di Donoratico è composta da circa 400 persone.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa