La manifestazione
Tre decreti, ma era ancora qui
Denunciato, arrestato e mai espulso: è il sistema che non va
CASTAGNETO. Che venga provata o meno la sua colpevolezza, ci si continua a chiedere: perché Ablaye era ancora in Italia dopo tre decreti di espulsione e un bel po’ di denunce? Purtroppo il sistema attuale in materia di immigrazione fa acqua da tutte le parti. Lo dicono gli stessi addetti ai lavori, dal personale degli uffici immigrazione delle questure alle associazioni no profit.
La vicenda di Ablaye è emblematica. Entrato clandestinamente in Italia nel 2008, si prese subito una denuncia (e un primo decreto di espulsione) per aver rubato un cellulare a un connazionale e per avergli bruciato il motorino. Nel 2010 a Donoratico fu nuovamente denunciato per lesioni e danneggiamento dopo aver sfasciato un bar e una kebabberia con un’ascia. Fu arrestato, patteggiò cinque mesi e fu rimesso in libertà. Invece di accompagnarlo a Roma e metterlo sul primo aereo diretto in Senegal, gli fecero un nuovo decreto. Addirittura un terzo nel 2011 perché era senza documenti. Ci andò lui a Roma, ma per presentare domanda di asilo politico attraverso il centro sociale Villaggio Globale. Ottenne un anno di proroga (tre mesi, poi altri tre, poi sei). Le domande in prima istanza vengono sempre accettate. Sono migliaia e migliaia. Troppe per controllare dove uno dorme, come vive, cosa fa. Magari certe domande vengono rigettate. Tardi. A marzo la commissione centrale aveva rigettato qurella di Ablaye, inserendolo nella lista dei clandestini ricercati. Eppure continuava a girare indisturbato.(a.d.g.)
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