Il Tirreno

La madre di Ablaye: mi fa male il cuore

Troppo addolorata, la donna ieri non era al suo solito posto davanti alla Coop di Donoratico

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DONORATICO. La conoscono tutti come Sara, stesso nome della madre della vittima. E anche lei è mamma, ma dell’altro protagonista di questa vicenda di cronaca nera: Ablaye, il presunto carnefice della povera Ilaria. Di solito passa le giornate di fronte alla Coop di Donoratico, dove vende tappeti e borse. Ma ieri non c’era. «È addolorata per quanto successo, le fa male il cuore – racconta Diop Diogal, esponente della comunità senegalese – Non era in buoni rapporti col figlio e non si vedevano da tempo. Lei dice che non era “sano di testa”». «Come? – si domanda incredulo un passante a cui chiediamo informazioni sull’assenza di Sara – Davvero quella signora è la mamma del ragazzo arrestato? Non ci posso credere. È sempre qui, tranquilla e gentile, la conoscono tutti e le sono affezionati».

La comunità senegalese, è ancora scossa e sta meditando sul modo migliore per testimoniare la propria vicinanza ai familiari della vittima. «Vorremmo organizzare una veglia assieme al Comune e alle associazioni – spiega ancora Diop – Venerdì sera volevamo essere presenti anche a Castagneto. Eravamo molti ma proprio per questo abbiamo preferito desistere. Non volevamo creare turbamento ai familiari della ragazza».

Intanto il sostegno offerto dalla comunità senegalese alla cattura del sospettato oggi ha un volto e un nome: è quello di Cisse Amsatou da tutti conosciuto come Amsa. Ha 32 anni e da 11 è in Italia. È lui, l’uomo che ha denunciato Ablaye ai carabinieri dopo che il sospettato numero uno gli aveva chiesto di riconfigurare il cellulare della vittima: «Io in Italia sto bene – racconta – La nostra comunità è ben integrata e spero che continui a esserlo. Sono andato dai carabinieri perché mi è sembrato giusto ridare un po’ di giustizia a quella povera ragazza». Dopo Cheikh Sarr e Diop Diogal, ora i senegalesi (ma più in generale tutti i castagnetani), hanno un altro compaesano di cui andar fieri.

Intanto, ieri sera, nella chiesa di Donoratico si è tenuta un’altra veglia in memoria della povera 19enne. Erano presenti un centinaio di persone, fra cui alcuni esponenti della comunità senegalese. «Dobbiamo ricordare Ilaria come una ragazza dagli occhi vivaci, sorridente e piena di vita», ha detto il parroco.

Gianni Parrini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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