Attenzione
«Io non ho ucciso, qualcuno vuole solo incastrarmi»
CASTAGNETO. «Vogliono incastrarmi, io non ho ucciso nessuno». Ablaye Ndoye lo ha detto e ripetuto al sostituto Fiorenza Marrara che venerdì sera lo ha interrogato a Livorno, nella camera di sicurezza...
CASTAGNETO. «Vogliono incastrarmi, io non ho ucciso nessuno». Ablaye Ndoye lo ha detto e ripetuto al sostituto Fiorenza Marrara che venerdì sera lo ha interrogato a Livorno, nella camera di sicurezza del comando provinciale dei carabinieri. Stavolta si è trattato di un interrogatorio vero e proprio, al quale ha assistito l’avvocato Giovanni Porto.
Cominciato alle 22, l’interrogatorio si è concluso prima delle 23. Neanche un’ora, il tempo delle formalità e delle prime domande di rito.
Ablaye ha ammesso solo di conoscere Ilaria Leone, ha detto di aver fumato hashish con lei e con altri ragazzi in alcune occasioni, ha giurato che al momento del delitto si trovava altrove (ma le celle telefoniche lo inchiodano proprio lì o almeno nei paraggi).
Ovviamente ha dovuto ammettere di aver parlato al telefono con la ragazza poco prima dell’omicidio. Ha ammesso anche che era suo lo zaino sequestrato dai carabinieri insieme alla bicicletta, ma ha aggiunto che il cellulare di Ilaria là dentro ce l’avevano messo per incastrarlo alcuni suoi connazionali. Quali? Niente, nessun nome. Nessun sospetto. E nessun’altra spiegazione. Gli è stato chiesto dove avesse trascorso anche la serata successiva, quella prima del suo arresto. Lui ha detto di aver cenato in un ristorante, senza specificare quale, e di aver dormito su una spiaggia.
Dopo l’interrogatorio, Ablaye Ndoye è stato trasferito in carcere dove questa mattina verranno prelevati campioni di saliva e capelli (per il confronto del dna con quello della vittima) e lo stesso medico legale che ha condotto l’autopsia, il dottor Marco Di Paolo, eseguirà un’ispezione sul suo corpo per vedere se ci sono lividi, ecchimosi, insomma segni recenti di una lotta.
Martedì poi dovrebbe essere il giorno dell’udienza di convalida del fermo, anche quella prevista direttamente in carcere, davanti al giudice Antonio Pirato.
A breve infine dovrebbe poi tenersi l’incidente probatorio, nel momento in cui arriveranno i risultati del dna, o meglio del confronto tra il dna della vittima e quello di Ablaye Ndoye.
L’avvocato Porto non si sbilancia: «Sono stato appena nominato, attendo di conoscere meglio le carte e soprattutto di parlare con il mio cliente».
Intanto proseguono le indagini. Ieri il procuratore capo Francesco De Leo ha dapprima preso in considerazione l’idea che sulla scena del delitto ci potesse essere una seconda persona, poi invece (una volta appreso l’esito dell’autopsia) ha escluso del tutto questa ipotesi. Nessun complice, insomma. Un solo assassino.©RIPRODUZIONE RISERVATA
ALTRISERVIZI A PAGINA 5
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
