Sicurezza
«Ilaria non c’è più, la vita sarà vuota»
La cugina Mariangela non si capacita del barbaro omicidio «Era poco più di una bambina, è stata uccisa senza pietà»
DONORATICO. «Lasciate stare mia cugina. Era una persona speciale e non meritava questa fine». A parlare, ancora in forte stato di commozione e agitazione, è Mariangela Cariano, figlia di Raffaele uno dei tre fratelli che in queste ore stanno facendo scudo intorno a Sara Cariano, madre della ragazza uccisa la notte del primo maggio a Castagneto. Se ne stanno barricati in casa, mentre là fuori si cerca di dare un senso a questa tragica vicenda di cronaca. Loro, i Cariano, sono conosciuti da tutti in paese, stimati per il loro lavoro. Gente onesta, di origine calabrese, approdata al lido carducciano oltre 25 anni fa. A prendere parola, dopo giorni di silenzio e intenso dolore, è lei, Mariangela, veterinaria ventottenne che vive a Pisa. Mentre ci parla al telefono, stretta ai familiari, in sottofondo si ode il pianto soffocato di una donna, forse proprio Sara che sussurra con un filo di voce: «Voglio solo un po’ di pace, solo un po’ di pace». Resta accanto a lei Mattia, il figlio maggiore che venerdì sera ha stretto con prolungati e sofferti abbracci tutti gli amici intervenuti alla fiaccolata e che poche ore prima ha dovuto sobbarcarsi il triste compito del riconoscimento ufficiale.Diviso tra emozioni strazianti e lacrime, durante la veglia silenziosa è rimasto lì, in rappresentanza della famiglia, a salutare tutto il paese fino alla fine, finché aveva fiato.
Mariangela, come state vivendo questi tragici giorni?
«Vogliamo giustizia e al più presto. Il colpevole deve pagare. Stiamo evitando i contatti esterni perché il nostro avvocato parla per noi. D’improvviso siamo stati catapultati in una dimensione orribile, che mai avremo pensato di dover affrontare. La vita riserva, purtroppo, spaventose sorprese. Quello che vogliamo ribadire ora che ne abbiamo la possibilità, è il nostro no, netto e con forza, a qualsiasi processo mediatico».
Che messaggio vuole dare alle persone, alla comunità, agli amici di Ilaria, distrutti dal dolore?
«Mia cugina era conosciuta da tutti a Donoratico, si faceva voler bene. La gente ci sta dimostrando molto affetto e con tenacia ci difendiamo dalla strumentalizzazione che potrà nascere da questo caso. Di casi mediatici, legati a omicidi, se ne sono succeduti abbastanza, in altre parti d’Italia. Non c’è bisogno di ricamare su questa brutta storia. Perché ripeto, è stata uccisa brutalmente una bambina, una ragazzina di appena 19 anni, senza pietà. È questo quello che conta veramente».
Vi siete fatti un’idea di come sono andate le cose?
«Quello che sappiamo lo leggiamo sui giornali, siete voi ad informarci di più. Abbiamo staccato la spina della televisione, non vogliamo guardarla. È già difficile così. L’avvocato ci aiuterà a fare chiarezza sui fatti, noi, per adesso, non ce la sentiamo di fare condanne. Ho un ricordo ben vivido di mia cugina e non lascerò che si infanghi facilmente».
In momenti come questi è importante essere uniti, la vostra è una famiglia numerosa…
«Sì siamo tantissimi e tutti uniti, una miriade di cugini. Ci sosteniamo a vicenda. Per fortuna contiamo gli uni sugli altri e insieme stiamo trascorrendo queste ore che sembrano non finire mai… Non riesco a pensare al futuro senza Ila, la mia piccola e solare cuginetta. Con lei si è creata una voragine incolmabile, portava tanta allegria. Spesso in casa, nelle feste in famiglia, cantavamo, ridevamo, ci facevamo sempre riconoscere. Non realizzo la sua scomparsa e non lo accetterò mai. Quel clima sereno non tornerà più, mia cugina è stata uccisa».
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