Finanza
«Io son qui, lei non c’è più»
Il pianto di Mattia, fratello di Ilaria, durante la veglia silenziosa nel borgo di Castagneto
CASTAGNETO. Il volto di Mattia, il fratello della povera Ilaria, è una maschera di dolore. Le lacrime gli solcano il viso di giovane uomo, segnato da una sofferenza infinita: «Io sono qui, posso urlare e sfogarmi. Ma lei non c’è più...», dice a uno degli innumerevoli amici che gli si fanno incontro, lo abbracciano, lo percuotono con vigorosi colpi sulla schiena, quasi che la forza di quelle strette impedisse al dolore che hanno dentro di divorare il loro cuore come un fluido venefico e corrosivo. Si mettono in fila, aspettano il loro turno con il lumino in mano. Sono lo strumento di quell’abbraccio simbolico che la comunità castagnetana ha tributato ieri sera alla famiglia di Ilaria Leone, strozzata e trovata cadavere in un oliveto lontano appena 600 metri dal borgo ieri sera gremito. Saranno state mille, le persone unite in silenzio per ricordare quella povera ragazza. Poche parole, leggere ma chiare che Mattia mescola alle lacrime: «Devo essere forte, non mi è permesso altro».
A tratti Mattia li chiama eroi, i tanti che si avvicinano per rincuorarlo: «Grazie, grazie», dice a ciascuno di loro, mentre la folla silenziosa defluisce lentamente. La gente che passa è l’estratto di un paese piegato da una cosa troppo grande da sopportare, da un peso enorme e finora mai conosciuto: nessuno ricorda un fatto del genere, un delitto tanto efferato. L’omicidio lascerà una ferita profonda nella coscienza perbene di questo territorio bello e verde, ieri sera illuminato dalla candele e bagnato dal pianto di tanti. Commovente la lettera di Melania, un’amica d’infanzia, letta in una piazza del Popolo affollata e ammutolita, sui tempi dei pattini a rotelle che non torneranno più: «Eri una meravigliosa creatura, forse non ho colto abbastanza l'attimo per dirti quanto ti volevo bene. Abbiamo vissuto una vita parallela, da piccole nane a piccole donne. Non so pensare una vita senza te. Vola felice, colorata farfalla, in un mondo nuovo».
La veglia, una sbigottita processione per le vie del paese, parte proprio da lì, da piazza del Popolo. E prosegue lungo il borgo. Dapprima i gonfaloni, poi i sindaci dei comuni vicini, quindi lo striscione portato dagli amici: «Puoi raggiungere forse, adesso, la tua meta: quel mondo diverso che non trovavi mai... Solo che, non doveva andar così». Il sindaco prende la parola per primo e premette: «Sarà una veglia silenziosa, c'è bisogno di riflettere per chi ha voluto bene a Ilaria. Dobbiamo respingere con forza questa violenza che non fa parte della nostra comunità. Siamo inorriditi».
Francesca e Marzia, le sue compagne dell’Alberghiero, la ricordano «felice di vivere, mai triste, sempre pronta a trasmettere qualcosa di positivo agli altri». E nessuno fa commenti sul presunto assassino, da ieri mattina in carcere. Solo un «cosa ci faceva ancora qua? Aveva già fatto confusione in paese, spesso era molesto. È una tragedia che si poteva evitare». Ma non c’è alcuna voglia di giustizia sommaria, nessuna istinto vendicativo. Solo tanto dolore per quella giovane vita spezzata e preoccupazione per non sentirsi sicuri neppure nel borgo incantato, mèta di vacanze e pieno di voglia di vivere. Però non c’è tempo per le parole. E dopotutto non c’è nemmeno desiderio di trattenersi, di parlare. A mezzanotte per le strade restano in pochi, con la mente attraversata da un unico pensiero al pari dei tanti già a casa: «Che tu possa danzare sempre in alto con le stelle. Ciao Ila».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
