Il Tirreno

LA POLEMICA

Sala alla Cipolli, occasione persa

Un gruppo di esponenti Pd e non critica la decisione del consiglio

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CECINA. Non intitolare la sala consiliare a Primetta Cipolli, una grande occasione perduta. Lo sostengono in un intervento Luna Biondo, Alessandro Bechini, Emanuele Costagli, Francesca Cocco, Filippo Costalli, Giulia Martignoni e Federico Parenti. «Primetta Cipolli - scrivono - era una partigiana. Una di quelle donne che hanno contribuito a rendere l’Italia di nuovo libera. Primetta Cipolli era una cecinese». La mozione presentata da Paolo Bertokini(Idv) per intitolarle la sala consiliare è stata modificata. «A nostro parere un grave errore - scrivono - .

Prima storico che politico, perché fa leva, per l’ennesima volta, sulla retorica della divisività che un nome come quello di un partigiano può avere nell’Italia del 2013. Anche Pertini era un partigiano, qualcuno lo ha sentito come un nome divisivo quando fu eletto alla Presidenza della Repubblica? Non c’è niente di divisivo nel rendere un doveroso omaggio a chi ha contribuito a far ritrovare all’Italia non solo la libertà. Non c’è niente di divisivo perché le posizioni in campo dovrebbero essere finalmente chiare e valutate con la doverosa obiettività storica, senza accanimento o voglia di rivincita o rivalsa, ma anche senza ridicole indulgenze: c’era una parte che combatteva per ridare al Paese la libertà perduta (i partigiani e le forze anglo-americane)e un’altra parte che voleva invece perpetrare la dittatura nazifascista.

Se si fosse ritenuta Primetta Cipolli non all’altezza di tanto onore, lo si sarebbe dovuto dire subito, senza infingimenti. Le giustificazioni portate in aula per non approvare la mozione, da quella della conservazione della toponomastica originale (e quale sarebbe quella originale? Da che anno inizia l’irreversibilità dei nomi?) a quella ancora peggiore di considerare il nome di Primetta Cipolli come divisivo, lasciano l’amaro in bocca e la chiara sensazione di avere sprecato un’altra occasione per restituire credibilità alla politica. Anche a livello locale. »

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