Bufera nella Sinistra dopo il rimpasto dentro Rifondazione
Luppichini polemico sulla sostituzione del capogruppo «Decisione unilaterale che indebolisce il gruppo politico»
ROSIGNANO. «Potevamo cambiare non solo il capogruppo Giorgio Franconi, ma anche il consigliere Giacomo Luppichini. Bastava consultarci e certamente avremo trovato una via comune al rinnovamento». Così dice il comunista Luppichini per niente soddisfatto delle modalità con cui Rifondazione ha proceduto al cambio del capogruppo Franconi. «In fin dei conti – aggiunge l’esponente politico di sinistra – Franconi fu il primo degli eletti nella lista che federava la sinistra. Rammento che la lista unica si componeva di Sinistra indipendente, di Comunisti italiani e di Rifondazione. Pertanto sostituire Franconi non solo è oggettivamente un indebolimento del gruppo consiliare, ma anche un atto unilaterale di una componente, Rifondazione, con scarsa attenzione rispetto alle altre due».
Ora poiché Luppichini rappresenta ancora oggi l’area dei comunisti italiani ha convocato i suoi avvisando la federazione livornese per discutere della vicenda ed assumere la presa di posizione del caso. Il tema del rinnovamento e dell’avvicendamento per lui poteva tranquillamente essere avviato in considerazione delle prossime elezioni amministrative a scadenza non lontana nel 2014 e comunque ciò che appare come una scelta imposta da una parte politica alleata finisce per assumere la dimensione di «una concezione proprietaria del partito».
Questa dunque è il tema di fondo della vicenda. «Questione che non riguarda solo questa parte politica, ma investe l’idea stessa che si ha dell’impegno e della partecipazione alla vita politica». Il dirigente di lungo corso della sinistra nella zona coglie in questo aspetto del proporsi sulla scena dell’impegno pubblico un elemento di forte crisi. «Il tema dell’avvicendamento, del rinnovamento degli esponenti in prima linea, è di grande attualità. Ma investe in primo luogo la questione del venir meno nella sinistra della battaglia culturale che ne aveva fatto uno dei dati costitutivi della repubblica». La perdita di raccordo ed alleanza con le componenti sociali di riferimento e la crisi dei modelli culturali classici della sinistra non trovano per ora «un gruppo dirigente adeguato non solo nella dimensione locale».
Da qui Giacomo Luppichini parte per sviluppare un’analisi senza infingimenti sulla situazione politica ed amministrativa della realtà comunale. «Siamo di fronte ad un quadro debole della responsabilità amministrativa, ridotta a cinque unità negli assessorati, con crescenti difficoltà nell’espletamento di funzioni decisive per l’ente locale. Situazione che si è venuta determinando non per caso. Per fare un esempio: si era promesso di procedere alla nomina di una delega per l’assessorato alla cultura. Delega mai avvenuta». Peraltro Luppichini guarda oltre gli aspetti organizzativi del Comune e coglie nel dibattito e nei contenuti che il movimento Cinque Stelle propone un’occasione per un’attenzione nuova nel territorio. «È vero – precisa – che il movimento appare condizionato pesantemente da una gestione autoritaria della sua direzione nazionale, ma la proposta che localmente il Cinque Stelle avanza sui contenuti è degna di attenzione».
Carlo Rotelli
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