La manifestazione
Presentata l’istanza per i giudici di pace
Documentazione al ministero per salvare il presidio 120mila euro l’anno per il personale divisi fra 10 comuni
CECINA. Ieri mattina gli uffici del Comune di Cecina hanno inviato al ministero di Grazia e Giustizia la documentazione per l’istanza di mantenimento del presidio dei giudici di pace presso la sede di via Landi. E’ infatti scaduto ieri il termine ultimo per inviare le domande dopo che lo stesso ministero aveva chiesto ai comuni interessati ulteriore documentazione o integrazioni.
«Ora il ministero ha un anno di tempo per valutare le istanze e decidere», spiega il sindaco Stefano Benedetti, che confida comunque in una risposta positiva. A ridurre il numero degli uffici del giudice di pace era stato il decreto legislativo 156 del 2012 messo in pratica dal governo Monti e dal ministro Paolo Severino in attuazione della legge 148 per la riforma della geografia giudiziaria. Provvedimento che ha cancellato, tra le tante, anche la sezione staccata del tribunale di Cecina, accorpata con Livorno, sopprimendo complessivamente 667 uffici del giudice di pace (su un totale di 846).
Il decreto, tuttavia, aveva lasciato un’ancora di salvataggio proprio in mano ai comuni. Ovvero, la possibilità di mantenere in via i giudici di pace a patto che le spese del personale e del mantenimento del presidio fossero a carico dei comuni stessi. Così, con Cecina capofila, i dieci enti locali della Bassa Val di Cecina, si sono uniti predisponendo un documento comune. Risultato, nell’ultimo consiglio comunale è stata approvata una delibera - la 29 del 23 aprile - con cui si fissano determinazioni ed indirizzi in ordine al mantenimento dell’ufficio del giudice di pace. Cecina è il comune chiamato a realizzare lo sforzo economico più rilevante dal momento che dovrà sostenere i costi del mantenimento della struttura (il presidio di via Landi) che dovrebbero aggirarsi attorno i 40mila euro. Poi ci sono le spese per il personale, quello di cancelleria, non i giudici il cui compenso è demandato al ministero della giustizia. Queste vengono ripartite tra i dieci comuni secondo un criterio di densità abitativa degli enti stessi.
Rosignano, il più grande, pagherà il 39,6% dei costi, Cecina il 34,9%, poi Castagneto il 10,6%, Bibbona il 4% e via via gli altri. Questi criteri sono stati definiti in sede di conferenza dei Servizi tra i rappresentanti di tutti e dieci i comuni. Ora non resta che verificare se l’istanza della Bassa Val di Cecina verrà accolta. Dal ministero si calcola che saranno circa 150, in tutta Italia, le istanze per il salvataggio dell’ufficio dei giudici di pace.
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