Il Tirreno

Il fiume? Una discarica dove stordiscono i pesci

Il fiume? Una discarica dove stordiscono i pesci

L’Asp denuncia la situazione di degrado in cui versa il Cecina alla Steccaia. I pescatori di frodo utilizzano le scariche elettriche per far venire a galla le prede

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CECINA. «La Steccaia? Un immondezzaio in cui i pescatori di frodo utilizzano gli storditori vietati dalla legge». L’associazione pesca sportiva di Cecina lancia l’allarme sulla situazione di degrado in cui versa la località affacciata sul fiume Cecina. «È bastato l'inizio del primo ponte di feste del 25 aprile per trasformare la zona in un orrendo immondezzaio – spiega il presidente Gino Carugi – Le grosse piene di questo inverno avevano tolto tutti i rifiuti accumulatisi in alveo e sulle sponde per trasferirli al mare e sulle nostre spiagge. Alcuni volontari avevano fatto vari interventi per raccogliere ogni genere di sporcizia e immetterla, nei limiti del possibile, nei contenitori, denunciando sempre la cattiva educazione dei cittadini. Ma non basta più l'impegno profuso da tante persone per sensibilizzare i "barbari" a cambiare abitudini e atteggiamenti».

C’è poi il fenomeno della pesca di frodo. Esiste da sempre, ma negli ultimi tempi ha fatto un salto di qualità grazie all’utilizzo di mezzi (non consentiti) che fino a pochi anni fa non esistevano. «Alle reti si sono aggiunti gli storditori elettrici – spiega Carugi – Si tratta di strumenti che solitamente vengono usati per scopi scientifici: il pesce infatti rimane intontito, viene a galla e può essere misurato, pesato e fotografato prima di essere rimesso in acqua. I pescatori di frodo, però, saltano quest’ultimo passaggio e si portano a casa cavedani, barbi e altro pescato. Usano storditori più artigianali, alimentati dalle batterie delle auto e dei camion e una canna in fibra di vetro che gli consente di non prendere la scossa». I componenti dell’associazione denunciano e sperano in un’inversione di tendenza anche se sono sempre più scoraggiati dai risultati di questi ultimi anni. «Di verbali per pesca di frodo o incuria – spiega Carugi – a nostro avviso ne sono stati fatti pochi. Quella zona è molta bella ed è giusto che sia fruibile da tutti. Ma va rispettata».

Gianni Parrini

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