Sicurezza
Petizione contro il raddoppio Ecomar
All’assemblea cittadina la rabbia dei residenti di Polveroni, il sindaco: «Siamo per trasferire, ma non è nostra competenza»
VADA. Contrarietà netta al progetto Ecomar di raddoppiare il quantitativo di rifiuti speciali da trattare nell’impianto di Vada.
I cittadini intervenuti all’assemblea di frazione, indetta per venerdì sera all’Ordigno, hanno espresso un coro di no. E anzi hanno avviato una petizione per chiedere alla Provincia, ente a cui Ecomar ha presentato il progetto, di bocciare l’incremento delle lavorazioni. Una petizione in cui i cittadini elencano sette punti principali: prima di tutto chiedono una verifica sulla correttezza dei documenti presentati e sulla compatibilità del progetto con il regolamento urbanistico del Comune di Rosignano.
E ancora il comitato chiede che sia preparato un piano di dismissione dell'impianto esaustivo e non incompleto e che venga appurata la sicurezza operativa e lo stato delle falde acquifere. I cittadini vogliono anche che sia realizzata una trincea perimetrale di contenimento del sito per evitare sversamenti e che siano demoliti tutti i serbatoi interrati e inutilizzati, ereditati da Ecomar dalla precedente proprietaria Petrobenz.
Quella sul caso Ecomar è stata un’assemblea piuttosto partecipata, a chiedere chiarezza sul progetto presentato dall’azienda che tratta rifiuti c’erano circa ottanta persone. Al tavolo dei relatori c’erano Armando D'Ambrosio coordinatore dell'assemblea, e Augusto Menconi referente del comitato di cittadini Polveroni. In platea anche il sindaco Alessandro Franchi, il vicesindaco e assessore all'ambiente Daniele Donati ed il consigliere e presidente della commissione ambiente della Provincia Luca Bogi. Menconi dopo aver illustrato la storia del sito industriale ha presentato un documento di obiezione da sottoporre alla firma dei cittadini, sottoscritto da tutti i presenti, che si muove in due direzioni. La prima per tutelare nell'immediato gli abitanti già colpiti anche nei loro interessi materiali, la seconda in prospettiva. «È necessario trovare - ha detto D’Ambrosio - la strada per far convivere le tre anime di Vada: agricola, turistica e industriale». Contrario a questo tipo di sviluppo Roberto Creatini, presidente della Pro Loco, che ha chiesto «come sia possibile far convivere le prime due anime (turismo e agricoltura) legate all'equilibrio ambientale con realtà industriali inquinanti e non sostenibili che svalutano il territorio anche dal punto di vista edilizio».
Sono intervenuti poi alcuni cittadini che vivono in proprietà adiacenti allo stabilimento. Fabrizio Franchi ha evidenziato che «le uniche rilevazioni sono state fatte da un camion che ha stazionato di fronte allo stabilimento per 40 giorni, periodo nel quale i fumi maleodoranti sono scomparsi per poi tornare al momento che il camion ha terminato i rilevamenti». E ancora, Giuseppe Lenzi che abita proprio accanto alla Ecomar, ha visto il suo pozzo privato chiuso per sei anni a causa di sversamenti. Ha preso quindi la parola il consigliere provinciale Luca Bogi che si è lamentato delle procedure provinciali per dare l'ok a progetti di questo genere, che «analizzano la situazione solo dal punto di vista tecnico-ambientale senza considerare il piano sociale ed economico occupazionale».
Infine il sindaco, in accordo con Bogi e con alcuni cittadini, ha raccontato la dinamica, definita surreale, che ha portato l'amministrazione a conoscenza della situazione. Franchi ha spiegato che Ecomar ha presentato la richiesta allo sportello unico Suap, che a sua volta ha girato direttamente la domanda all'organo competente e cioè alla Provincia, e il Comune ha saputo della richiesta da un trafiletto uscito sui quotidiani locali.
Quindi ha ribadito «l'intento programmatico contenuto nel piano urbanistico sin dal 2008, anno in cui era assessore all'urbanistica, per la delocalizzazione dell'impianto». Tuttavia ha spiegato che «il Comune non essendo organo competente non può rifiutare la richiesta o imporre all'azienda di andarsene, ma solamente disincentivarne lo sviluppo e il consolidamento». Dopo il 15 maggio, termine ultimo per la presentazione delle obiezioni pubbliche, il Comune «si impegna a continuare a portare la voce dei cittadini nelle Conferenze dei servizi che si terranno nei mesi successivi per decidere il futuro di Polveroni». (f.f.)
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