Il Tirreno

la sentenza del tribunale

Licenziata ingiustamente, maxi risarcimento

Il giudice condanna un supermercato: dovrà pagare alla ex cassiera 7 anni di stipendi

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CECINA. Faceva la cassiera e nel 2006 era stata licenziata. Ingiustamente. Oggi il giudice del lavoro di Livorno le ha dato ragione: «Provvedimento illegittimo». La sentenza, depositata in cancelleria lo scorso 21 marzo, ordina all’azienda di reintegrare la ex dipendente nel suo vecchio posto di lavoro e di riconoscerle a titolo di risarcimento gli stipendi degli ultimi sette anni: più o meno 100mila euro.

Una buona notizia per una signora di 48 anni di Cecina, che lavorava alla sede locale del supermercato Duegi, in via Guerrazzi. Nel 2006 era stata licenziata in seguito a una contestazione disciplinare: 30,33 euro di ammanchi in cassa. Una cifra che però nella lettera di licenziamento che le venne recapitata era improvvisamente lievitata a 39mila euro. Fatto curioso, rispetto al quale la lavoratrice non ebbe neppure modo difendersi.

Per questo, e per il fatto che nella cassa in cui veniva contestato l’ammanco lavorano anche altri dipendenti, il giudice Silvia Barison ha dichiarato l’illegittimità del licenziamento condannando la Duegi Srl anche al pagamento delle spese di lite: altri 5mila euro.

Sorridono i sindacalisti dell’ufficio vertenze della Cgil che hanno seguito il caso lungo tutto il suo iter. «Inizialmente la Filcams aveva provato a chiudere in maniera bonaria la vicenda – spiega Antonella di Giambattista – Ma dato che l’azienda è rimasta sorda ai nostri appelli nel 2008 abbiamo messo la questione in mano all’avvocato Francesca Bencini e siamo andati in tribunale».

La ex dipendente oltre a riacquistare il proprio posto di lavoro godrà anche di un cospicuo risarcimento: «Il conteggio delle spettanze non è ancora stato fatto – spiega la di Giambattista – Al di là dei soldi e del buon esito per la signora, una sentenza che arriva dopo sette anni è una sconfitta per tutti: sia per la lavoratrice che ha dovuto combattere con il pregiudizio e che certo non è stata facilitata nella ricerca di un nuovo impiego; sia per l’azienda che ora si dovrà accollare una spesa assai elevata per risarcire la dipendente del danno subito».

Gianni Parrini

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