Attenzione
Malattie professionali, boom di richieste all’Inail
Con le nuove normative è più facile ottenere l’indennizzo per un danno derivato dalle più svariate attività lavorative. Ecco cosa fare.
CECINA. "Abbia cura di un lavoro andato a male". È lo slogan con cui qualche tempo fa l'Inca di Cgil diede avvio a una campagna di sensibilizzazione sul tema delle malattie professionali. A distanza di qualche tempo i frutti cominciano a vedersi. Nel 2012 nella provincia di Livorno sono state circa 850 le domande presentate all'Inail, l'istituto nazionale contro gli infortuni e le patologie del lavoro, per ottenere il rimborso del cosiddetto "danno biologico". Praticamente il doppio rispetto all'anno precedente. Ci sono anche casi della nostra zona.
I casi. A una addetta al banco in un autogrill di Rosignano, ad esempio, è stata riconosciuta una malattia degenerativa delle spalle e l'Inail le ha versato un indennizzo di 7.843 euro. Una 50enne di Cecina che faceva assistenza agli anziani ha accusato la sindrome De Quervain, un'infiammazione del tendine del pollice (6% di invalidità), che le ha fruttato un risarcimento di 3.830 euro. Bene (si fa per dire) è andata anche a un giardiniere 52enne di Bibbona che si è preso 3.575 euro per i problemi all'udito derivati dall'utilizzo di strumenti ad aria compressa e tagliaerba.
A ciascuno la sua malattia. Non sono casi isolati, bensì sono solo la punta di un iceberg ancora tutto scoprire. Sindacalisti esperti ritengono che difficilmente una persona possa essere uscita incolume da un’attività – manuale, fisica o di altro genere – svolta per decenni. Qualche danno c’è sempre. «Il problema vero è far emergere tali situazioni – spiega Sergio Bavone (foto), direttore del patronato Inca di Livorno – Al contrario degli infortuni, infatti, le malattie professionali sono difficili da intercettare. Spetterebbe al medico competente per la sorveglianza sanitaria sui luoghi di lavoro fare le denunce, ma di fatto questo non avviene quasi mai. Per questo ci sono i patronati».
Cosa fare. Il sistema è semplice: il lavoratore che si ritiene colpito da una malattia professionale arriva all'Inca, viene visitato da uno dei medici del lavoro che svolgono il servizio di consulenza per il patronato, compresi i clinici (otorini, oculisti, ortopedici, ecc). Il dottore deve fare la cosiddetta "anamnesi", deve cioè valutare se la malattia è correlata (in tutto o in parte) all'attività lavorativa. «La procedura è totalmente gratuita, solo gli accertamenti più specifici sono svolti a pagamento presso le strutture ospedaliere - prosegue Bavone - Alla fine, il medico fa una valutazione e se ritiene che vi siano gli estremi presenta una denuncia all'Inail. A quel punto l'istituto fa visitare il lavoratore da un suo medico e poi valuta se ci sono i presupposti per il rimborso. In caso di pareri contrapposti si dà il via a una collegiale: in pratica, i medici dell'Inail e del patronato si incontrano e si confrontano per cercare di arrivare a una anamnesi condivisa. Se anche in questo caso non si arriva a un accordo, non resta che imboccare la strada della causa civile».
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